Il dolore
Cana, la sconfitta di Poste e del servizio pubblico
Rifondazione: «Per anni abbiamo messo in guardia sulla privatizzazione Gli effetti si vedono qui». Dove non c’è più nemmeno la buca delle lettere
SANTA FIORA. Cana, paradigma dell’effetto privatizzazione di Poste Italiane. I (dis)servizi nel sistema di recapito della corrispondenza e operazioni allo sportello nei piccoli borghi, come appunto Cana, torna al centro dell’attenzione di Rifondazione Comunista di Santa Fiora, che da anni stigmatizza la privatizzazione di Poste.
«Il partito della Rifondazione Comunista della nostra provincia – si legge in una nota diffusa ieri – da anni ha detto, urlato e sostenuto come sarebbe finito il bene pubblico Poste e Telegrafi: in borsa. Ai nostri avvertimenti nessuno ha saputo rispondere, era tutto già prestabilito, le ragioni del mercato hanno vinto su governi, regioni, provincie, sindaci, amministratori, sindacati, capaci solo di trattare il numero di uffici postali da chiudere».
Rc punta il dito sul sistema bancario che, dice, «ha preteso di fare ciò che fa meglio: gestire il denaro degli altri e il denaro che Poste Italiane raccoglie da 150 anni e gira a Cassa depositi e prestiti. Ora, con spirito “moderno” verrà gestito dal gotha finanziario».
Dall’alta finanza al piccolo borgo di Cana la strada è più corta di quel che sembra perché gli effetti della gestione bancaria di Poste sono arrivati fin qua. Rc, infatti, come sfondo per raccontare una storiella di vita quotidiana di rapporti tra Poste e i loro utenti sceglie Cana dove, il 26 marzo 2012, chiuse l’ufficio postale con relativi sigilli alla cassetta delle poste. Da allora non si può più imbucare una cartolina. A nulla valse la manifestazione bipartisan col sindaco Galli in testa, con la maggioranza e l’opposizione di Roccalbegna, col parroco e i carabinieri in protesta e la minaccia di invadere, provocatoriamente la piazza con “le Api” dei pensionati del borgo. Non servì a nulla.
Così, Rifondazione, descrivendo con ironia le traversie di un residente di Cana solo per pagare una bolletta o spedire una cartolina, tocca anche altri punti dolenti. Nella scenetta si parla, ad esempio, dell’introduzione di francobolli solo prioritari, di sparizione di servizi a basso costo come le stampe a busta aperta o le cartoline postali. O a diminuzione di portalettere che nei centri sotto i 30mila abitanti distribuiscono posta solo fino al venerdì. In ogni caso da Cana, per spedire una cartolina o pagare un bollettino occorre fare un tragitto di 20 chilometri per trovare un ufficio postale, quello di Roccalbegna. Le amministrazioni cercano di inventarsi soluzioni, come gli uffici di “Ecco fatto”, uno dei quali dovrebbe essere aperto anche a Cana. Ma non sarà comunque un ufficio postale. Le Poste adesso volano alto mentre a Cana, Montegiovi, Petricci o Cellena non c’è neanche una cassetta per imbucare le lettere.
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