Lutto
Vella: «La consulta del mare per evitare esondazioni»
SCARLINO. Una consulta del mare entro fine febbraio per avere chiarimenti sulle recenti problematiche emerse dopo il maltempo dei giorni scorsi. La richiede Antonino Vella che della consulta è...
SCARLINO. Una consulta del mare entro fine febbraio per avere chiarimenti sulle recenti problematiche emerse dopo il maltempo dei giorni scorsi.
La richiede Antonino Vella che della consulta è membro e che punta il dito verso le modifiche avvenute negli anni nella zona umida del Padule. «Bizzarri ha spiegato che nella zona retroportuale allagata, prima dell'attuazione del piano di 140 costruzioni inserite nel nuovo piano regolatore, sarà prevista la ricostruzione dell'alveo del Fosso Portiglioni che dovrà raccogliere e convogliare le acque piovane in Fiumara, davanti al Tartana: ma nella zona ci sono già costruzioni ed attività economiche che, nonostante abbiano pagato le opere di urbanizzazione primaria e secondaria oltre al Consorzio di Bonifica, si ritrovano regolarmente sott'acqua con notevoli danni. Inoltre fra gli obblighi della Promomar c'è la posa di idrovore per tenere asciutta la zona, ma evidentemente nessuno si sente in dovere di far rispettare le clausole della Convenzione».
Sulle vasche di laminazione a monte dell'Aurelia per la messa in sicurezza del Pecora, Vella ricorda: «Il fiume fino agli anni '60 aveva una sua naturale vasca d'espansione data dai 290 ettari del Padule e che, nonostante l'opposizione di pochi "poveri ambientalisti talebani", tale zona naturalmente dedicata ad assorbire le piene è stata invece occupata da vasche colme di ceneri di pirite, fanghi, gessi e reflui liquidi riducendo ad 80 ettari la zona umida a disposizione delle esondazioni». Ora che si è creata questa situazione, bisognerebbe intervenire. «Dovrebbero essere gli amministratori che hanno concesso le autorizzazioni e le aziende che hanno occupato il territorio con le scorie a doversi preoccupare della messa in sicurezza e della costruzione delle vasche oltre alla rimozione e smaltimento dei fanghi, gessi e liquidi stoccati restituendo al territorio una zona umida di valore inestimabile. Riguardo poi alla ricostruzione delle sponde ed in modo particolare della zona alaggio-varo imbarcazioni è lecito chiedersi quali siano le intenzioni dell'amministrazione sulla messa in sicurezza dello scivolo per la nautica carrellabile – chiude Vella - per evitare di veder bloccare un settore che vede impegnati, oltre agli operatori del Porto Verde, gli innumerevoli artigiani del settore nautico».
Michele Nannini
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