Il Tirreno

Grosseto

Tocca a Bosio, dette lui l’abbandono nave

Tocca a Bosio, dette lui l’abbandono nave

Oggi tutta l’udienza è dedicata al K2, a suo tempo indagato: «Era inutile sollecitare Schettino»

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GROSSETO. L’udienza di oggi si preannuncia né facile né breve. Forse sarà una delle più lunghe, come quella nella quale il 17 dicembre scorso venne sentito Ciro Ambrosio.

Oggi è la volta di Roberto Bosio, comandante in seconda, il K2 della Concordia. E tutta la giornata sarà dedicata a lui. Dopo averlo a suo tempo indagato per omicido colposo plurimo e lesioni colpose plurime, la Procura aveva chiesto poco meno di un anno fa l’archiviazione, accordata dal gip Montesarchio nel luglio scorso. Una pagina e mezzo di imputazioni in concorso per l’ufficiale che sarebbe dovuto sbarcare a Savona il 14 gennaio - cioè il giorno dopo il naufragio. La Procura gli aveva contestato comportamenti omissivi ma anche attivi. Ma aveva anche riconosciuto, e il gip si era detta d’accordo, che «qualsiasi tentativo da parte di Bosio di sollecitare il comandante Schettino a emettere segnali di pan pan, distress, mayday e di emergenza generale sarebbe stato destinato a rimanere vano». Il K2 «era pienamente cosciente del fatto che sarebbe stato inutile sollecitare Schettino a dare l’ordine di abbandono nave e pertanto decise di farlo personalmente». E per quanto riguarda i momenti precedenti all’impatot, era nella sua cabina. Fu lui comunque, e non Schettino, a dare l’abbandono nave: erano le 22.54’10. Formalmente, assunse lui il comando delle operazioni. Dopo essere sceso ai ponti e aver aiutato i passeggeri a mettersi in salvo era poi finito in acqua mentre cercava di salire su una scialuppa.

Le questioni porte stagne, la manovra di Marsiglia, le valutazioni di Ambrosio, i compiti della guardia, i colloqui con Iaccarino dalla sala macchine, gli ordini al nostromo fanno parte degli argomenti oggetti delle domande che oggi gli porgerà il pm.

(p.s.)

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