Il Tirreno

Grosseto

«Noi infermieri oberati di lavoro»

Ipasvi all’attacco dell’Asl 9: «Turni e burocrazia massacranti Facciamo appello a istituzioni e politica perché ci ascoltino»

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GROSSETO. Ancora la direzione dell’azienda sanitaria nel mirino. E non solo per la mancanza dei posti-letto.

Dopo i sindacati e la politica ora è l’Ipasvi, l’ordine degli infermieri e degli assistenti sanitari, a rendere pubbliche le proprie preoccupazioni per ciò che accade al Misericordia e per la vita professionale all’interno dell’Asl 9. «Non vogliamo entrare nel merito delle presunte carenze di organico, tema che lasciamo trattare alle organizzazioni sindacali - attacca Nicola Draoli - tuttavia non possiamo non evidenziare la situazione di estremo disagio che vivono gli infermieri a Grosseto e che rischia seriamente di abbassare la qualità assistenziale fornita e la sicurezza dei pazienti».

L’ordine, l’Ipasvi, ritiene - rivolgendosi ai vertici dell’Asl 9 - «che ci sia bisogno di una drastica rivalutazione dei rapporti infermieri/pazienti partendo da tre aspetti fondamentali: la complessità assistenziale degli utenti, il veloce turn over dei pazienti stessi e le logiche organizzative che allontanano sempre più l’infermiere dal letto dell'assistito».

Poi Draoli spiega meglio. E quello che racconta non può non sorprendere. «Le pratiche burocratiche amministrative non direttamente correlate all’assistenza stanno diventando eccessive e quasi sempre in carico alla figura infermieristica o agli operatori socio sanitari. Là dove si ridimensionano le attività dei laboratori di analisi (con l’introduzione di apparecchiature in uso ai reparti: i cosidetti Poct), dell’ufficio ricoveri, del servizio di farmacia, si tende sempre a spostare tutto sull’attività interna di reparto. Gli stessi coordinatori stanno diventando una succursale amministrativa perdendo tutti i loro mandati professionali. Nel 2014 viviamo ancora in un contesto non informatizzato, popolato di richieste via fax o - peggio - con triplo controllo informatico/fax/cartaceo».

Insomma per ogni paziente gli infermieri si ritrovano a compilare decine e decine di pagine che renderebbero quegli stessi dati ridondanti, slegati tra loro e di difficile consultazione; «fogli da firmare velocemente nel caos quotidiano senza che le azioni che quella firma intendono siano applicate con rigore». L’Ipasvi chiede, in conclusione, una semplificazione dei processi, un’inversione di tendenza. «Oggi si inseriscono nuovi strumenti e nuove check list senza prima preoccuparsi di capire come garantire qualità e sicurezza, semplificando magari il lavoro quotidiano». Poi Draoli snocciola le cifre. «Ogni giorno assistiamo a realtà operative dove si effettuano, per turno, anche sei dimissioni e sei ricoveri. Questo non può non entrare nell’impatto di calcolo del fabbisogno infermieristico, soprattutto se associato a quanto appena detto. Non dimentichiamoci poi della sempre più complessa situazione epidemiologica, demografica e sociale dei nostri assistiti sempre più anziani e con numerose comorbidità che necessitano di un impegno assistenziale elevato». Anche per gli infermieri - già l’avevano detto i sindacati - l’ospedale per intensità di cure in realtà non esiste. E lo scoraggiamento e la sfiducia della categoria è davvero grande: «Gli infermieri, oltre al loro lavoro - conclude l’Ipasvi - svolgono i ruoli di animatori di formazione e facilitatori del rischio clinico, ma a fronte degli aumentati impegni, con spostamenti continui e improvvisi di personale già formato in un dato setting, i corsi di formazione diventano online facendo perdere anche questo momento di crescita e confronto. Chiediamo alle istituzioni e alla politica di farsi carico di questi problemi con urgenza e chiediamo ai cittadini di fare rete con noi e con gli altri professionisti sanitari perché condividiamo gli stessi disagi, pur se da parti diverse».

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