Il Tirreno

Grosseto

Costretta a filmarsi in pose porno

di Francesca Gori
Costretta a filmarsi in pose porno

Il video di una quattordicenne fa il giro dei telefonini dei suoi coetanei: nei guai il ragazzino che l’aveva costretta a farlo

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GROSSETO. Per qualche mese, ogni giorno, aspettava che spuntasse quel numerino rosso sulla chat di Facebook.

Dall’altra parte c’era un ragazzo di 26 anni, pronto a lusingarla, a parlarle, a tenerle compagnia e a farle forse pensare che tra loro potesse nascere qualcosa. A farla sentire più grande della sua età. Lei, infatti, ha soltanto 13 anni ma di fronte alle richieste del ragazzo, la voglia di dimostrare più della sua età, l’ha spinta a giocare a fare l’adulta. Fino a togliersi il reggiseno, davanti al pc, e mandare quella foto al ventiseienne. Poi lo scambio di numeri di cellulare e la promessa di un incontro. Lei però, all’appuntamento non si è presentata. Si è è ricordata della sua età e ha deciso di raccontare tutto ai suoi genitori che sono andati subito alla polizia postale a denunciare il ragazzo. Lui, ora, è sotto indagine. Perché attraverso Facebook, di tredicenni o poco più ne avrebbe adescate altre che però non hanno presentato denuncia. Agli uomini della postale ha detto che qualcuno aveva utilizzato il suo telefono. Ma questa scusa è sembrata poco credibile. Sull’età aveva mentito in parte. Tra i suoi dati non c’era l’anno di nascita ma alla tredicenne aveva comunque detto di essere già maggiorenne. La storia tra la tredicenne che ha inviato la sua foto seminuda al ventiseienne è una delle tante che ogni giorno arrivano sulla scrivania dell’ispettore superiore della polizia postale di Grosseto Stefano Niccoli.

È la generazione degli smartphone, sono i ragazzini delle medie e delle prime classi delle superiori, ad essere spesso oggetto di indagine da parte della postale. Perché il confine tra quello che è lecito e quello che invece non lo è, a volte viene superato. Lo hanno provato sulla loro pelle altre due quattordicenni: le loro immagini, le pose piccanti inviate al fidanzatino poi diventato ex, sono finite sui telefoni cellulari dei loro compagni di scuola. E dei loro amici e degli amici degli amici attraverso la chat di WhatsApp. Nel primo caso, sono quattro i giovanissimi finiti nei guai: i primi ad aver rilanciato il video di una studentessa della prima superiore che praticava autoerotismo.

Tutto è cominciato con l’invio di una foto sul cellulare di un ragazzino. Lui le ha chiesto di filmarsi e di fargli avere quel video: in alternativa avrebbe mandato quell’immagine che già aveva sul cellulare ai loro amici e ai genitori della ragazzina. E sarebbero stati guai. Albachiara della generazione degli smartphone, sola dentro la sua stanza dopo aver lasciato tutto il mondo fuori, ha ceduto al ricatto e si è filmata.

Quel video è diventato “virale”, passando da un cellulare all’altro fino a quando non è arrivato anche nelle mani dei genitori che hanno sporto denuncia. Stessa storia quella di un’altra studentessa. Anche qui l’età è bassissima (siamo a cavallo tra la terza media e la prima superiore): il fidanzatino l’ha filmata mentre stavano facendo petting. Poi si sono lasciati. Come è normale che succeda a quell’età.

Ma il video è rimasto e la voglia di fare il gradasso, probabilmente, è stata più forte del pensiero che la vita della ragazzina potesse essere rovinata da quelle immagini.

Un clic e via: le immagini sono cominciate a girare tra i ragazzini della scuola, tra i loro amici, tra gli amici degli amici. In una lunga catena di Sant’Antonio dove lo sghignazzo di chi ha ricevuto quel video ha seppellito la vergogna della giovane. Storie simili a tanti altri casi successi in Maremma come nel resto d’Italia, dove un’indagine ha rivelato che gli adulti non trovano sconveniente, nel 38% dei casi, avere rapporti con minorenni. Senza pensare che ci si trova di fronte a un vero e proprio reato penale del quale poi si deve rispondere di fronte al giudice.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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