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Concordia: il vicecomandante: “L’inchino è diverso da rotta turistica”

Concordia: il vicecomandante: “L’inchino è diverso da rotta turistica”

Il comandante in seconda Bosio, teste al processo per il naufragio, ha spiegato la differenza tra le due situazioni. E poi: "C'era nervosismo tra gli ufficilai, detti io l'ordine di abbandonare la nave"

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GROSSETO. "C'è una netta differenza tra navigazione turistica e inchino. Sono cose diverse. Il cosiddetto inchino è la navigazione che nel Mediterraneo, per esempio, si fa sotto costa nel golfo del Leone, davanti a Marsiglia per affrontare il mistral e per prendere meno mare. Si allunga la navigazione, ma lo si fa per il comfort dei passeggeri e per non sollecitare lo scafo". Lo ha chiarito il comandante in seconda, il cosiddetto K2, della Costa Concordia, Roberto Bosio di Sanremo, che stamani testimonia al processo di Grosseto. Bosio ne ha parlato rispondendo al pm Stefano Pizza che ha chiesto in modo specifico di definire i significati delle parole. "La navigazione turistica - ha anche detto Bosio - è per far vedere ai passeggeri le cose belle che abbiamo intorno, i paesaggi, le coste dell'Italia".

In apertura di udienza, l'avvocato Ottavio Malugani di Costa Crociere, che assiste la compagnia come responsabile civile nel processo, ha precisato al collegio del tribunale di "aver appurato che il documento prodotto ieri da alcune parti civili, qualificato come proveniente dalla Societa' di assicurazioni Lloyd's di Londra e acquisito al fascicolo del dibattimento e' un articolo giornalistico pubblicato sul sito Lloyd's list, che nulla ha a che fare con l'autorevole compagnia di assicurazioni".

Lunedì (10 febbraio) le parti civili, dopo aver fatto riferimento, in aula, anche alla compagnia inglese riguardo al documento che hanno presentato, hanno precisato di aver tratto la ricostruzione da una fonte specializzata in questioni marittime. La mappa che hanno presentato ai giudici comparava due rotte della nave Concordia molto simili, in passaggio ravvicinato al Giglio da sud a nord: quella del 14 agosto 2011, col comandante Garbarino, che riusci' seguendo un tracciato correttamente parallelo all'isola; e quella del 13 gennaio 2012 interrotta dall'urto contro gli scogli.

Quando il pm Stefano Pizza ha chiesto al vicecomandante Bosio se era stato lui stesso a dare l’ordine di abbandonare la Costa Concordia, questo ha risposto: "Non e' mai stato detto l'ordine. Il tasto 10 dell'abbandono nave l'ho schiacciato io". Bosio ribadisce quindi l’inerzia del comandante Schettino, il quale non dava l’allarme mentre la nave affondava. Intanto, è stato ricostruito in aula, la sera del 13 gennaio 2012, sulla nave si diffondeva nervosismo e ira tra gli ufficiali in plancia di comando, mentre la Concordia affondava e Schettino rimaneva inerte, stando sempre al telefono, e non ascoltando le richieste dei suoi. Il teste Roberto Bosio ricorda “Qualcuno alzo' la voce, furono dette cose irripetibili, ci fu un botto, era Bongiovanni che getto' un bloc notes a terra in uno scatto d'ira”.  Mentre il tempo scorreva,  il nervoso cominciava  a salire e volavano parolacce. “Bongiovanni , Canessa e il safety manager Pellegrini erano molto agitati, mentre Ambrosio di tutti era  forse quello meno agitato”, continua Bosio, che insieme agli ufficiali, ormai consapevoli della situazione,  facevano pressione su Schettino per dare l’allarme, ma ogni volta questo continuava a post datare l'emergenza generale. Il gesto più significativo di questo nervosismo,  cioè il botto del bloc notes lanciato in terra da Bongiovanni potrebbe essere un rumore che si sente dalla 'scatola nera' (Vdr) ma che finora non era stato identificato con precisione.

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