Sicurezza
A Palermo un’altra inchiesta su Costa
La capitaneria ha parlato degli accertamenti compiuti sulla Fortuna dopo l’esposto dell’ex fotografo di bordo
GROSSETO. Se avesse potuto parlare in aula, Roberto Cappello avrebbe voluto premettere un aspetto: «Che alla Costa sono tutti maleducati». Non è stato ammesso a parlare perché il collegio ha ritenuto la deposizione dell'ex fotografo della Costa Fortuna «superflua e irrilevante», nonostante che le parti civili del processo Schettino ne avessero chiesto il contributo, come anche il pm Alessandro Leopizzi che l'aveva ritenuto «un'utile pietra di paragone» sui comportamenti della compagnia.
Ma informalmente, a fine udienza, Cappello - che scattò le immagini della riparazione della nave nel bacino di Palermo nel 2005 - qualcosa ha voluto dire ugualmente agli organi di informazione. Ha parlato del suo burrascoso rapporto di lavoro con la compagnia, terminato subito dopo l'episodio di Palermo, dove sarebbe stato minacciato di non rivelare quanto da lui visto e documentato in occasione della riparazione della nave (all'epoca comandata da Giuseppe Russo). Ha raccontato delle 18 ore al giorno lavorate. Ha spiegato di aver ritenuto opportuno presentarsi alla capitaneria nemmeno una settimana dopo il naufragio della Concordia (era il 18 gennaio 2012) per raccontare strane analogie tra gli incidenti. Ha detto di aver sentito distintamente un urto all'altezza di Sorrento, mentre la Fortuna era in navigazione verso Palermo: «Uno squarcio profondo un braccio e lungo una decina di metri». E le foto erano state messe in relazione da lui con quell'urto. Anche nelle foto esibite dalla Procura si vedono delle lunghe strisciate sulla chiglia della nave. Risalgono a quell'epoca?
«E quelli della capitaneria di Palermo che hanno detto?», si è informato. Il capo di prima classe Michele D'Andrea è stato l'unico dei quattro testimoni della capitaneria di porto di Palermo a essere sentito ieri: ha parlato delle «anomalie» riscontrate nel corso dell'indagine - ancora aperta - e delle conferme trovate (pur a distanza di sette anni) all'esposto di Cappello. Quali anomalie? Ad esempio che dalla documentazione reperita (e che parlava di una «rientranza d'acqua» all'altezza dell'elica, con innalzamento della temperatura sull'asse sinistro) si era capito che il problema era già dell'8 giugno 2005 ma che la nave era entrata in bacino solo il 14 giugno, giorno della comunicazione all'autorità marittima. «Non era normale che la Fortuna navigasse per sei giorni con tale rientranza d'acqua», ha detto anche rispondendo all'avvocato Donato Laino, difensore di Schettino: entrava una tonnellata di acqua ogni ora. Costa e Fincantieri avevano dialogato per mail il 13, quando la nave era ancora a Napoli. La riparazione era costata 120mila euro. D'Andrea ha parlato dei due momenti di "deriva" della nave. Ha aggiunto che un'altra anomalia era dovuta al fatto che la nave era stata portata in bacino con tutte e tremila le persone a bordo e che le operazioni di sbarco-imbarco avvenivano lì, con tutti i rischi che ciò comportava: «Mai visto un comportamento del genere». Il sottufficiale ha spiegato «di non aver mai parlato di falla ma di un impatto sul fondo sì» e di non sapere se fossero state perse tonnellate di olio idraulico.
Respinta infine dal Tribunale la richiesta di far esibire a Costa responsabile civile il documento con il quale l'assicurazione Lloyd's interrompeva subito dopo i rapporti per la Fortuna («il documento è estraneo al naufragio»): e anche su questa mancata esibizione, oltre che sulle condizioni generali di sicurezza della navigazione con Costa, si sono scatenate le polemiche delle parti civili.
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