Sicurezza
Un paese ferito al cuore dice addio al suo bar
MONTICELLO AMIATA. Chiude il “barretto” di Monticello Amiata e tutti gli danno l’addio col dolore vero nel cuore, come quando si dice addio alla giovinezza: «Se n’è andato un pezzo di storia», «Non...
MONTICELLO AMIATA. Chiude il “barretto” di Monticello Amiata e tutti gli danno l’addio col dolore vero nel cuore, come quando si dice addio alla giovinezza: «Se n’è andato un pezzo di storia», «Non ci si può credere», «Ci ho passato la mia adolescenza»...
Queste le frasi più ricorrenti, quando il proprietario del bar la Terrazza ha annunciato su Facebook la prossima chiusura del locale che da oltre 40 anni è un’impronta digitale del paese. E che, come tutti i bar storici dei piccoli borghi, ha visto passare generazioni e mode, ha visto invecchiare i giovanotti che lo frequentavano e crescere i loro figli e nipoti. Situato in un punto ottimale, un crocevia, proprio nel centro del paese, non c’è giovane o vecchio che non ci sia stato almeno una volta.
«Perché il “barretto” _ ricorda Franco Cherubini, monticellese doc _ è stato il punto di ritrovo e aggregazione per tutti. Anche quando le nuove tecnologie hanno minato la socialità, rinchiudendoci tutti nelle nostre case, il barretto ha resistito, restando sempre un centro di incontro. Qualcuno dice che questo sia il destino dei piccoli paesi, scerto lo spopolamento del paese ha influito molto sul destino del bar, anche se i monticellesi di origine ma non residenti vi si fermavano sempre volentieri».
Il bar _ racconta Cherubini _ «è sempre stato della famiglia Garosi, da Castel del Piano. E infatti il proprietario veniva chiamato “Il Ciolo” (soprannome dei castelpianesi ndc), e all’inizio la famiglia gestiva anche la pompa di benzina. Aperto nel 1966-1967, era un bar all’avanguardia, l’unico con jukebox e flipper, un ritrovo per i giovani. Intorno al jukebox sono nate molte storie o storielle d’amore, e quasi tutte le sere d’estate venivano organizzati balli nella pista dietro al bar. Non c’è monticellese che non ricordi con nostalgia quelle serate: tutti vestiti bene, coppie che ballavano, come nei film. Quando i proprietari, moglie e marito, cominciarono a invecchiare, il bar venne preso in gestione dal loro unico figlio, Luca, chiamato anche lui “Il Ciolo” o “Il benzi”, un ragazzo che ha avuto sempre questo lavoro nel sangue. È triste pensare che non ci sarà più _ chiosa Cherubini _ tutto il paese è dispiaciuto, e per una volta si sente ancora più unito perché tutti condividiamo questo dolore: come se ci distruggessero i giardini pubblici o la chiesa».
Gli anziani in fila come in una procession si fermano a guardare la vetrina tappezzata di giornali con il cartello “Vendesi”; su Facebook i più giovani salutano il bar come si saluta un amico che non rivedranno mai più.
Fiora Bonelli
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