Il Tirreno

Grosseto

SOS PREDAZIONI

Imprenditori dal viceprefetto «Lo Stato deve sapere»

GROSSETO. Cinque famiglie di allevatori maremmani, della zona compresa fra Preselle, Istia, Baccinello e Arcille, sono state ricevute dal viceprefetto di Grosseto Luigi Manzo, per essere ascoltate...

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GROSSETO. Cinque famiglie di allevatori maremmani, della zona compresa fra Preselle, Istia, Baccinello e Arcille, sono state ricevute dal viceprefetto di Grosseto Luigi Manzo, per essere ascoltate sulla terribile emergenza che si sta vivendo in Maremma a causa delle continue predazioni sulle greggi.

«Abbiamo raccontato al viceprefetto, dei nostri disagi, delle difficoltà che stiamo quotidianamente vivendo _ racconta Franco Mattei _ uno degli allevatori ricevuti in prefettura. Con noi _ continua _ c’era anche l’imprenditrice Tiziana Pieri, a cui in una sola volta, un branco di predatori ha ucciso oltre settanta pecore».

L’incontro, dice Mattei, «è stato positivo. Siamo andati dallo Stato a dire il nostro dramma, abbiamo portato memorie, documentazione, fotografie. Lo Stato ci ha ascoltato con attenzione e questo è importante».

Intanto le voci degli allevatori continuano a farsi sentire sulla questione predazioni e si chiedono soluzioni: «Le risorse del territorio _ continua Mattei _ sono le aziende più del lupo. Ma se altri la pensano diversamente, facciano pure. Siamo disposti a parlare con Legambiente, perché le parole sono meglio del silenzio. Di tutto questo bisogna parlare e questo è il senso dei manifesti contro i predatori».

«È una vergogna che le associazioni ambientaliste ci buttino addosso questo fango», gli fa eco un altro allevatore, Dante Ricciardi, dal Casale di Stribugliano. «Non ce lo meritiamo. Piuttosto si facciano piani di cattura decenti, si blocchino gli ibridi. E adesso sono tutti ibridi, di lupi non ce ne sono più, perché abbiamo voluto che ogni animale vagasse libero. Si sono accoppiati, moltiplicati e ibridati. Addio lupo, ma addio anche alle greggi. Affermare che il lupo deve abitare qui e che noi dobbiamo conviverci, afferma, è un attacco, uno schiaffo a tutto il territorio. L’Amiata non è il suo territorio. A ben guardare nella storia di secoli, i lupi che qui capitavano in modo occasionale, sono sempre stati eliminati, perchè estranei alla nostra storia ambientale. Qui il lupo rompe un equilibrio ecologico vero».

Ma soprattutto Ricciardi elenca quel che fare subito: «Denunce di tutti i danni; identificazione del predatore attraverso l’analisi del morso e del pelo; intensificazione della cattura con gabbie e lacci e con personale formato; congelamento dei debiti delle aziende colpite; rinnovo delle cambiali agrarie ampliandole per garantire qualche liquidità; utilizzo di una macchina ad hoc per il prelievo delle carcasse e cassonetti adeguati per conferirvi i resti delle pecore. Questo tanto per cominciare. Le aziende devono ripartire subito. Se chiudono, nessuno più le riaprirà». (f.b.)

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