Il Tirreno

Grosseto

«Il lupo? Ok, ma tutti paghino i danni»

di Fiora Bonelli
«Il lupo? Ok, ma tutti paghino i danni»

Gli allevatori chiedono interventi a Regione e Provincia: «Spese di cattura e mantenimento non ricadano solo su di noi»

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Un pacchetto di proposte e richieste messe sul tavolo della Regione Toscana da parte delle associazioni di categoria degli allevatori, che il 5 febbraio ha presentato i propri cahiers de doleances durante un incontro con gli assessori regionali Salvadori e Bramerini, con l’assessore all’agricoltura della provincia di Grosseto, Rossi, ed esponenti dell’ Anci.

Un tavolo composito, dove i portavoce degli allevatori non sono andati _assicurano loro stessi _ a gridare “al lupo al lupo”, ma hanno rappresentato le emergenze che stanno vivendo, le richieste per sopravvivere e salvare un settore intero, segnando in agenda altri due appuntamenti: martedì prossimo con gli amministratori della Provincia di Grosseto e il 19 febbraio con il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi che sarà in visita all’Alberese.

Enrico Rabazzi, che guida la Cia grossetana, il giorno dopo l’incontro che da tempo caldeggiava, appare abbastanza soddisfatto, ma è ancora sul piede di guerra: «Abbiamo chiesto il pagamento dei danni, ma non vogliamo certo fare accattonaggio. Il danno da risarcire, infatti, non è il danno occasionale, ma quello che scaturisce, come accade adesso, dalla mancanza di un giusto equilibrio ambientale. Oggi l’ambiente straripa di predatori e ciò è insostenibile. In regione ci hanno ascoltato, hanno compreso e ci hanno dato buone speranze, ma dobbiamo definire la cosa».

Ma oltre al danno, in Regione si è parlato anche di altro: «Diciamo anche noi sì alle biodiversità, non vogliamo sterminare il lupo», ribadisce Rabazzi. «Ma non nascondiamoci dietro a un dito: adesso è esattamente il contrario. Il lupo stermina noi. Questo vuol dire che dobbiamo ritrovare un equilibrio sostenibile per ambiente e aziende».

Rabazzi a sostegno delle sue affermazioni cita le conclusioni di un professore, presente all’incontro, che da decenni studia i predatori e che dimostra, dati alla mano, che fra Arezzo e Grosseto, le zone più infestate da lupi e ibridi, vi sono al momento circa 300 esemplari vaganti e già venticinque anni fa ve ne erano circa 100: «Quando nel 1994 lo dicevamo noi _ commenta Rabazzi _ ci prendevano per visionari. Adesso che si sono moltiplicati e c’è una voce autorevole che lo dice, esigiamo sia fatto qualcosa di serio. Non vogliamo che il lupo si estingua? Bene, poniamoci il problema degli ibridi. Occorre catturarli e subito, con un piano di cattura incisivo. Poi vogliamo mantenerli? Bene, ma il mantenimento non dobbiamo pagarlo coi fondi della Pac. Troppo comodo. La Regione Toscana spende 6 milioni di euro per mantenere i canidi. Lo deve fare tutta la società, non solo gli agricoltori. Vogliamo proprio mantenerli in gabbia a vita? Tutti si frughino in tasca».

Rabazzi riferisce di aver detto in Regione tutto questo, compreso il fatto che «se tutti hanno tanto a cuore biodiversità e ambiente, allora si sappia che non tutto è dovuto, e non tutto deve ricadere sulle solite spalle. La società intera deve contribuire».

Insomma le associazioni sono decise, stavolta, a portare a casa impegni sicuri: «Due o tre cose, che definiremo in Provincia martedì», annuncia Rabazzi. «Finora lo Stato è stato assente e la questione è diventata enorme. Facile _ dice il direttore della Cia rivolgendosi agli ambientalisti e agli animalisti _ parlare con uno stipendio sicuro in tasca. Gli allevatori non ce l’hanno né sicuro né sufficiente. Facile dire “sorvegliate le pecore”. Vengano loro a fare volontariato alle nostre pecore. Vedrebbero pure qualche bel lupacchiotto. Facile dire “i manifesti sono discutibili”. E quelli che mettono gli animalisti, di manifesti? Neonati nel piatto, per esempio. E del boicottaggio dei nostri prodotti cosa mi dicono? Vergognoso è che si scoraggi il mercato legato alla filiera ovina. Un fiore all’occhiello della produttività della Maremma e dell’Amiata. I nostri manifesti sono solo provocatori», conclude Rabazzi. «Non istigano al bracconaggio. Vogliamo però che l’opinione pubblica sappia, i governi sappiano e le istituzioni pure. E che tutti sappiano che se si vuole mantenere in gabbia il predatore catturato, ognuno deve contribuire in solido. Le chiacchiere non fanno farina».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web