Toscana
Furto a Villa Pizzetti Rubano i soldi del “pazzo” gentile
Nella cassaforte c’erano 4mila euro raccolte dopo la morte di Luigi Galeotti: da paziente era diventato operatore
GROSSETO. Il rivo strozzato che gorgoglia, l'incartocciarsi della foglia riarsa, il cavallo stramazzato. La testa che non legge la realtà e il cuore, quello, che sente altro. È tutta qui la magia di una storia di malattia mentale, di follia. Quella di un uomo, che per lunghi anni è scappato dalla realtà. Da una città dove ha sempre vissuto, lui, orfano di entrambi i genitori e con un buon patrimonio che gli ha permesso di andare avanti senza curarsi troppo di cercare un lavoro. Che ha urlato il suo dolore, che lo ha fatto diventare storia e vita e che poi è morto, una settimana fa, lasciando il seme della guarigione. Aiutando altre persone, creando una piccola comunità a casa sua dove la follia era diventata sodalità e dove la sua mano tesa, fragile nella sua forza incommensurabile, ha tirato fuori dal fango della disperazione altre persone.
Luigi Galeotti, cinquantacinque anni, è morto domenica all'hospice. Aveva una neoplasia che ha combattuto come un guerriero per anni ma contro la quale non ha potuto vincere come aveva fatto invece rispetto alla sua malattia mentale. Era seguito dal dipartimento di salute mentale dell'Asl di Grosseto e proprio gli operatori, quando hanno saputo che il suo sorriso si era spento per sempre, hanno deciso di fare qualcosa per quell'associazione che è stata vicina a Galeotti negli ultimi giorni della sua vita. Una raccolta di fondi, quattromila euro, che erano custodite nella cassaforte del dipartimento, a Villa Pizzetti. Soldi che sarebbero serviti a dare una mano a chi aveva aiutato lui nei suoi ultimi giorni di vita. Per quell’uomo che per un decennio aveva teso la sua, di mano, agli altri.
Ma il lieto fine non sembra essere cosa di questo mondo. Qualcuno, durante la notte tra venerdì e sabato è entrato forzando gli infissi di una delle porte sul retro di Villa Pizzetti dove ha sede il centro direzionale della Asl 9 e dove, al piano dell'ingresso principale, si trovano appunto gli uffici e gli ambulatori del Dipartimento di salute mentale. Quegli stessi uffici nei quali il suono dei suoi passi è rimbombato tante volte, tra discorsi strampalati e il pacchetto di sigarette, fedele compagno di una vita difficile, stretto tra le mani.
Ed è proprio in una di queste stanze che si trova anche una cassaforte, dove erano custoditi circa 4mila euro: in parte, raccolti con le donazioni degli operatori del Dipartimento, nonché degli amici e dei familiari di Luigi Galeotti. Il resto era destinato alle spese correnti nella gestione del quotidiano, per le case famiglia e i gruppi appartamento, che dispongono di 40 posti per le persone in carico al Dipartimento di salute mentale. Un magro bottino che, tuttavia, oltre al danno materiale per gli infissi divelti e la cassaforte tagliata con una mola, ha comportato soprattutto il rammarico di aver perduto una importante somma raccolta per beneficenza, frutto della generosità di tante persone.
Ad accorgersi del furto, ieri mattina, sono stati gli operatori del dipartimento. L'Asl ha sporto denuncia ai carabinieri, che sono andati sul posto per i rilievi e le indagini.
Quei quattromila euro sarebbero serviti per aiutare altre persone che hanno bisogno di un posto dove stare negli ultimi giorni della loro vita. Persone che sanno che la morte si sta avvicinando e che cercano di affrontare il terrore insieme ai volontari che diventano famiglia. Che danno amore e speranza. Insieme alle persone che hanno dato vita all’associazione la Farfalla. Altri soldi invece sarebbero stati destinati a chi si è lasciato andare al mare di vivere. Ad altri sfortunati come Luigi, persone alle quali la vita sembrava aver voltato le spalle fino al punto in cui non se la sono ripresa con prepotenza da soli.
Era alto, magro, sempre ben vestito il cinquantacinquenne che molti giudicavano folle e che invece aveva trasformato la sua malattia in amore per gli altri. Costringendo chi gli è stato vicino a leggere la bellezza dei suoi gesti e la sua grande intelligenza che si è sempre contrapposta all'altare della malattia. Chi ha portato via quei soldi all'Asl non poteva prevedere che dietro a quelle mazzette di fogli da cinquanta e cento euro ci fosse una storia di grande sofferenza e riscatto. Una storia che ha un nome e un cognome e che viene da lontano. Che arriva dritta dalla sofferenza che si trasforma in bellezza, che diventa occasione di riscatto e dono di dignità. Gli operatori del dipartimento di salute mentale e i volontari della Farfalla, la trasformazione di Galeotti l'hanno vissuta e ne sono stati contagiati. Prima, quell’uomo che camminava per le strade della città, faceva paura. Incuteva il timore di chi non sa per quale misterioso meccanismo la mente comincia a vagare per i fatti propri.
Ora, dopo l'amarezza della perdita, della morte di una di quelle figure minime agli occhi di chi non è andato oltre allo sguardo delle stranezze dell'uomo, resta il dolore per non aver potuto, nel nome di quell'uomo distinto e sempre ben vestito, fare qualcosa per le persone come lui.
I carabinieri ieri mattina hanno potuto soltanto vedere che la cassaforte era stata aperta con una mola e che tutti i soldi erano scomparsi. Ma le indagini, ora, andranno avanti serrate. Se l’ingiustizia sembra essere di questo mondo, dopo il furto di ieri, qualcosa di buono però dal dipartimento dell’Asl è scappato fuori. Il sorriso di Luigi e quella mano tesa, così forte, da diventare un appiglio sicuro per chi come lui ha vissuto a lungo un mondo che non esisteva.
@francegori
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