Finanza
False comunicazioni, società condannata
Alla Green Cars (ex Ford) 66mila euro di sanzione pecuniaria per le irregolarità nei bilanci
GROSSETO. Non hanno trovato spazio le tesi difensive secondo le quali i reati di false comunicazioni in bilancio erano da dichiararsi prescritti e il nuovo amministratore si era esposto in prima persona con fideiussioni per salvare l'azienda. Secondo il collegio del Tribunale di Grosseto, la Green Cars spa (a suo tempo concessionaria Ford) è comunque colpevole e va condannata a 66mila euro di sanzione pecuniaria, cioè 500 euro per ciascuna delle 120 quote più 3.000 euro per ognuno degli altri due bilanci contestati (2003, 2004 e 2005).
Il processo contro la società segue quello chiuso nel 2012 nei confronti di amministratore e sindaci revisori. E vede come figura centrale quella di Renzo Agnorelli, subentrato nel 2003 a Ovidio Perugi. Agnorelli constatò una situazione contabile disordinata e preoccupante e iniziò per i seguenti bilanci (fino al dicembre 2012) «a utilizzare un atipico conto denominato conto di riconciliazione saldi, esposto in eccedenza Dare nello stato patrimoniale (definito nel corso del processo anche come il famigerato conto spazzatura)», si legge nelle motivazioni adesso depositate. Si tratta, ancora secondo i giudici, di un artificio contabile: non era stato fornito alcun chiarimento sulla natura del saldo e «lo stato di salute della società appariva, agli occhi del terzo che si accingeva alla lettura del bilancio, migliore di quanto realmente fosse». Il Tribunale condivide le conclusioni del dottor Stefano Rossi, consulente del pm, quando sostiene che al bilancio del 31 dicembre 2003 la società «anziché un utile di 13.171 euro avrebbe dovuto riportare una perdita di 1.231.813 euro; la differenza dunque che passa tra una persona in buona salute e una persona affetta da patologia suscettibile di condurre in breve tempo alla morte».
L'attivo contabile era inesistente e nei tre esercizi la Green Cars avrebbe dovuto registrare solo cospicue perdite. Non c'era una nota esplicativa nel bilancio a proposito dell'inserimento nel conto riconciliazione saldi dei crediti vantati nei confronti dell'ex amministratore a titolo di risarcimento danni per mala gestio: un contrasto «macroscopico» tra il credito per 1 milione di euro «a fronte della dichiarata presa d'atto dell'impossibilità di ottenere alcunché nei confronti del medesimo, in quanto privo di beni aggredibili».
E l'escamotage era stato adottato con l'intento di rappresentare alla Ford e alle banche «una situazione florida, ben diversa da quella che sarebbe risultata invece attraverso la corretta imputazione a costi di esercizio delle poste attive contabilizzate dalla precedente gestione ma in realtà inesistenti».
Ci fu dolo specifico quando Agnorelli si impegnò con fideiussioni personali pur di salvare la società, perché «se le banche avessero conosciuto il reale stato di salute della società non avrebbero concesso alcun finanziamento» o avrebbero preteso ulteriori garanzie. Secondo i giudici sono anche «evidenti le responsabilità dei componenti del collegio sindacale» (già membri con la gestione Perugi) che avevano dichiarato «che era stata effettuata la verifica di cassa e che era stata trovata corrispondente alle risultanze contabili». Ci fu dolo specifico anche perché fu chiara la volontà di ingannare Ford e banche «così da salvare la società da un possibile dissesto finanziario, e per i soci, evitando agli stessi di ricorrere alla capitalizzazione».(p.s.)
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