Finanza
«Utenti TripAdvisor? Fuori da qui»
Romolo Domeniconi ha affisso un cartello inequivocabile alla porta della sua osteria di via Vinzaglio
GROSSETO. Dopo il funerale alla sigaretta e la serata trasgressiva per i fumatori, dopo aver ideato la notte bianca contro il deserto d’agosto, Romolo Domeniconi torna a fare opinione, torna a provocare, sollevando un dibattito in città intorno al social network dedicato a recensioni e commenti di ristoranti e strutture ricettive, vale a dire TripAdvisor.
Da ieri, infatti, fuori dalla porta della coloratissima vineria (uno dei luoghi di ritrovo più famosi del centro storico di Grosseto) campeggia un cartello in cui l’oste Domeniconi, con il suo inconfondibile “stile”, vieta l’ingresso agli utenti TripAdvisor. Era già accaduto a Brescia, nei mesi scorsi. Una pizzeria che più o meno, lanciava un messaggio simile.
«Mi posso permettere questa uscita – spiega Romolo - perché su 133 recensioni ho ottenuto una nettissima prevalenza di giudizi eccellenti e molto buoni. Non solo. Nel 2013 è arrivato perfino il certificato di eccellenza, però questo sistema di valutare e giudicare non mi ha mai convinto. Non trovo giusto che il ‘recensore qualunque’ si possa permettere di scrivere cazz..., di dileggiare, di farti una pubblicità negativa senza che tu possa fare nulla. I commenti poi non sono tracciabili, non esistono certezze su chi scrive e a volte mi è venuto anche il sospetto che il recensore manco ci fosse entrato nel mio locale. E questo senza contare che a recensirti potrebbe essere anche un concorrente…».
Romolo Domeniconi non ha tutti i torti. Il sito di recensioni planetarie su soggiorni, hotel, mete turistiche e ristoranti ha questo problema. Da sempre. E trovare un rimedio non è facile. L’unica soluzione sarebbe garantire la tracciabilità integrale degli utenti, come fanno altri siti di settore. Booking.com per esempio permette di commentare la qualità di un hotel solo a chi è passato dal suo sistema di prenotazione online. Altri chiedono lo scontrino (MyTable, Ristopolis e Yelp). TripAdvisor, invece, si limita a un controllo sui contenuti, che a volte però non basta a tutelare il titolare di un esercizio.
«A me – prosegue Romolo, nel suo racconto – mi hanno perfino tacciato di essere un pornografo (sorride – ndr) per certe fotografie appese al muro. Mi sembra davvero troppo… E domando: ma è davvero un servizio utile scrivere cosa non ti piace tra i mille oggetti, fotografie e arredi del mio locale? Magari tralasciando proprio di giudicare la carta e i piatti che hai assaggiato… A volte più che opinioni si ha l’impressione che chi scrive voglia essere offensivo, sapendo di avere un’immunità. Io non ci sto».
«Vorrei – sono ancora parole di Romolo - che almeno mi fosse data la possibilità di non essere menzionato. Sia nel bene (che – lo ripeto – è assolutamente prevalente), che nel male».
Fondato nel 2000 e quotato al Nasdaq, il sito TripAdvisor ha oltre 200 milioni di utenti unici (1,2 milioni quelli attivi in Italia), fatturati da centinaia di milioni di dollari e utili clamorosi dovuti alle royalty versate da decine di migliaia di strutture partner, alberghi e ristoranti che pagano per ogni clic generato dal sito, anche se non sfocia in prenotazioni. Romolo è informato su tutto questo e perentorio nella sue considerazioni.
«Noi siamo qui per lavorare al 100%, con serenità, dando sempre il meglio, non certo per fare i pungiball a clienti frustrati. Quindi chi usa TripAdvisor e vuole sfogare certe repressioni sul web vada pure a mangiare altrove. Ne saremo grati».
E Tripadvisor come replica? Semplice. Ricordando che chi fa una recensione falsa compie un reato e che le cause mirate sono ben accette proprio da TA. Inoltre c’è un team antifrode sempre in azione. Deve bastare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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