Il Tirreno

Grosseto

«Non c’è alcuna nuova contaminazione»

di Francesca Ferri
«Non c’è alcuna nuova contaminazione»

L’assessore Siveri interviene sul nuovo studio sull’arsenico nella piana di Scarlino: «È solo una proiezione del computer»

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GROSSETO. «Non c’è alcun ampliamento dell’inquinamento da arsenico nella zona di Follonica: quello che si vede nella cartina a ovest del canale Solmine è solo una proiezione fatta dal computer. E comunque i dati in nostro possesso, che riceviamo trimestralmente dalle ditte della zona incaricate di trasmettere le rilevazioni, che sono validate dall’Arpat, dicono che la situazione è immutata».

L’assessore provinciale all’Ambiente, Patrizia Siveri, chiede di intervenire sullo studio elaborato dalla società Ambiente per conto del Comune di Scarlino e presentato alla conferenza dei servizi convocata tra Comune di Scarlino, Comune di Follonica, Provincia, Regione, Asl e Arpat per la bonifica della falda acquifera della piana. Lo studio, che comprende una verifica della situazione attuale e una proposta di intervento di bonifica, ha suscitato scalpore dopo che, due giorni fa, il coordinatore del Forum Ambientalista, Roberto Barocci, ne ha reso noto il contenuto. Due tavole che mappano la zona contaminata da arsenico indicano uno sforamento della contaminazione oltre la zona storicamente inquinata, che è quella compresa tra i canali Solmine e Allacciante. L’area indicata come contaminata arriva fino a Casserello, a Follonica.

Una notizia choc perché mai prima d’ora era stata segnalata la presenza di arsenico nella zona di Follonica. Non lo era, ad esempio, nello studio Biondi-Donati del 2011. Per questo Barocci ha chiesto pubblicamente al Comune di Follonica, per prudenza, di vietare l’emungimento d’acqua dai pozzi. Oggi, però, Siveri getta acqua sul fuoco e usa parole di rassicurazione per le persone che abitano nella zona.

Assessore, Lei dice che non c’è alcuna nuova propagazione dell’area inquinata e che tutto si concentra, come sempre, all’interno dei due canali. Eppure la tavola è evidente: verso Follonica ci sono zone segnalate in fucsia, rosso e giallo che, come spiega la legenda, indicano presenza d’arsenico da 50 ad almeno 750 microgrammi per litro, quando il limite di legge è 10. Un dato che non risulta dal precedente studio Biondi-Donati. Come si spiega?

«Chi ha realizzato queste tavole ha rappresentato graficamente l’area in un modo che induce a pensare che ci sia un inquinamento nuovo e invece non è così. Da questo studio non emergono rilievi e analisi chimiche sostanzialmente differenti dallo studio Biondi-Donati. Hanno solo rielaborato dati già noti. E poi alla Provincia non risulta che ci siano valori difformi dal Biondi-Donati. Questa è solo una cartina, non mi dice niente. Non mi dice i risultati delle analisi chimiche ad ogni piezometro».

Eppure questa cartina non è disegnata a caso ma si basa appunto sui risultati delle analisi dell’acqua fatte ai piezometri.

«Ma non per la zona a ovest del canale Solmine visto che qui non ci sono piezometri».

Dunque non si sa se c’è o non c’è l’arsenico? Non si è mai pensato di analizzare anche qui l’acqua di falda?

«È impossibile fare una verifica. Chi lo dice che un’eventuale contaminazione non sia provocata dai pesticidi che si usano nei campi?».

Nei pesticidi c’è arsenico?

«In alcuni sì».

E i pozzi che figurano a ovest del canale Solmine e che nel Biondi–Donati risultavano nei limiti di legge?

«Nel nuovo studio non sono stati usati, come risulta dalla mappa dei piezometri».

Tornando alla tavola e alla zona a ovest del canale Solmine. Se l’elaborazione grafica non è basata sui dati dell’acqua, in base a cosa dice che l’area è inquinata?

«Io non so come hanno preso i dati. So che i nostri dati non segnalano anomalie rispetto al passato. Se hanno altri dati allora dovrebbero smentire l’Arpat. E comunque, a riprova che questa zona non è inquinata c’è il fatto che il progetto di bonifica non vi prevede barriere idrauliche».

Che dati ha la Provincia?

«Sono le rilevazioni che le ditte della piana di Scarlino sono obbligate a registrare e trasmetterci ogni 3 mesi».

Significa dunque che la tavola è sbagliata?

«Non voglio dire che è sbagliata. È difficile da spiegare: che non ci siano differenze con il passato è una cosa che ai tecnici balza subito agli occhi, ma alle persone comuni può non apparire subito così».

E a Lei che effetto ha fatto? Non si è preoccupata neanche per un istante?

«Il dubbio mi è venuto e infatti ho chiesto spiegazioni ai miei tecnici e posso dire che la situazione è stabile. Invece dire che l’arsenico si espande a Follonica è allarmistico».

Avete chiesto spiegazioni a chi ha elaborato lo studio?

«No, perché per questo c’è la conferenza dei servizi. Ambiente ha presentato un progetto ma non è detto che la conferenza lo approvi».

Se serve una nuova bonifica, significa che quelle vecchie non hanno funzionato?

«Le barriere non hanno funzionato del tutto e comunque per i siti in bonifica si prevedono 5 anni di monitoraggio».

Un giudizio sul nuovo progetto di bonifica?

«Non rispondo: la conferenza di servizi è in corso».

Assessore, alla fine la bonifica la pagano i cittadini?

«Il processo di bonifica viene da un accordo che abbiamo stipulato in Regione con le ditte responsabili dell’inquinamento o che hanno rilevato la proprietà da chi ha inquinato. Il bello è che sono ditte ancora vive, con un patrimonio e possiamo pretendere che finanzino la bonifica. Hanno già versato cospicue fidejussioni. Sono Nuova Solmine, Tioxide e Scarlino Energia. Syndial e Nuova Solmine martedì firmeranno un accordo che prevede che Nuova Solmine si accolli i costi di Syndial».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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