Il dolore
Un tuffo negli Inferi con il Centro
La Divina commedia ispira il gruppo capitanato da Silvia Gani: l’Italia rappresentata attraverso i gironi danteschi
FOLLONICA. Al Carnevale di Follonica protagonista anche Dante Alighieri, il rione Centro mette in scena un viaggio all'Inferno. Sicuramente il periodo che stanno affrontando gli italiani non è dei più rosei: il lavoro che scarseggia, il denaro che manca e un futuro difficile da costruire. Ma seguendo il poema dantesco, uno dei capolavori della letteratura italiana, forse l'Italia tornerà, dopo aver viaggiato per l'Inferno e per il Purgatorio, al Paradiso. “La solita Commedia...ma andate tutti all'Inferno”, così il team dell'unica presidente donna del Carnevale follonichese, Silvia Gani, ha deciso di intitolare la sua allegoria: immancabili i riferimenti alla politica italiana, colpevole di non saper gestire l'emergenza e di pensare solamente al suo tornaconto. «Il nostro carro – spiega Gani – è un viaggio allegorico nel monumentale capolavoro dantesco, “La divina commedia”, espressione eccelsa della letteratura italiana. Abbiamo voluto raccontare così, il periodo che tutti gli italiani stanno affrontando, che altro non è se non un vero e proprio viaggio all'inferno, da ciò l'esclamazione che abbiamo scelto come titolo. Sicuramente se Adamo ed Eva non avessero toccato la mela del peccato, noi tutti vivremo ancora nell'Eden, il paradiso sognato da tutti». Ma quel frutto è stato morso e da lì l'uomo è rimasto solo a dover decidere che cosa fare della sua vita: il libero arbitrio ha portato l'umanità a compiere molti errori. Al centro del carro del Centro infatti sono stati costruiti un grande serpente, attorcigliato intorno ad una mela. Ma non sono i soli protagonisti dell'opera d'arte del rione. «La morte e la perversione sono rappresentate da alcuni scheletri e dal diavolo– racconta Gani - Nel presente troneggiano i sette peccati capitali, il nostro Purgatorio e un sogno irraggiungibile appare il Paradiso, che sarà accessibile forse solo dopo la morte». In alto poi i carristi del rione hanno realizzato un grande mascherone, dipinto per metà di bianco e per l'altra metà di nero, per simboleggiare così il bene e il male. Ai lati del volto gigante, due ali coloratissime , che hanno le stesse tinte della bandiera della pace. «Molto spesso il male predomina e molti bruciano nelle fiamme dell'Inferno – spiega ancora il presidente - ma qualcuno emerge: la reginetta, anima pura che sospesa nell'aria in mano al maligno come trofeo, rappresenta la forza del bene e la purezza dell'anima».
La squadra che ha realizzato il carro è composta dal presidente Gani appunto, dal vice Michele Malvezzi (entrambi anche carristi), dalle sarte, Deanna Salvadori, Giovanna Toni, Aurelia Zammarchi e Paola Gentili. Del bozzetto invece si sono occupate Stefania Manescalchi e Elena Biagetti. I carristi sono Stefano Barbi, Daniele Bugiani, Francesco Iannitelli, Fausto Toninelli, Marco Tafi, Cristina Matte, Anna Cillerai, Monica Iacopini, Elena Biagetti, Stefania Manescalchi, El Meskaoui Yassine (studente dell'istituto professionale di Follonica, entrato a far parte del team grazie al progetto promosso dal comitato Carnevale rivolto alle scuole del Golfo). I collaboratori invece sono Laura Mosca, Roberta Manescalchi, Carlo Micheloni e Luciano Columpsi; le coreografie sono di Pamela Franci, le musiche di Duccio Columpsi, mentre del look della reginetta se ne occupano Rosanna Ceccanti e Isabella Di Cataldo. Infine l'immancabile trattorista è Michele Ticciati.
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