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Mabro: cinquantuno firme per garantire il futuro

Mabro: cinquantuno firme per garantire il futuro

GROSSETO. Ci sono cinquantuno nomi che raccontano altrettante storie ad accompagnare l’appello che le maestranze dell’ex Mabro, le donne che hanno sempre lavorato durante questo lungo periodo di...

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GROSSETO. Ci sono cinquantuno nomi che raccontano altrettante storie ad accompagnare l’appello che le maestranze dell’ex Mabro, le donne che hanno sempre lavorato durante questo lungo periodo di vertenza, vogliono inviare alla città e alle colleghe che invece nei mesi scorsi avevano scelto di incrociare le braccia e aspettare la dichiarazione di stato di insolvenza e la nomina del commissario. Ora sono preoccupate, loro, per l'esito negativo del primo bando per l' acquisizione dell'azienda, dato che ad oggi nessuna offerta è stata presentata. Ritengono giusta e corretta la decisione del commissario Giampiero Russotto, di prorogare i termini di scadenza e di rendere più flessibili i criteri di presentazione delle offerte, augurandosi che questa nuova fase dia migliori risultati della precedente. «Senza acquirenti si aprirebbero le porte del fallimento, che può significare la chiusura definitiva - scrivono nel loro documento - Siamo in una fase delicata e forse decisiva, occorre avere nervi saldi ed evitare di lanciare messaggi impropri, che possano allontanare eventuali acquirenti. L'idea che abbiamo è semplice e chiara: vogliamo salvare la nostra azienda ed i posti di lavoro, vogliamo lavorare, pronte a dare la massima collaborazione all'imprenditore che vorrà scommettere sul rilancio della Mabro. Riteniamo inutili e dannose le sovraesposizioni mediatiche che hanno accompagnato questa vicenda, comprese quelle di questi ultimi giorni». Chi in tutti questi mesi è rimasto in fabbrica, ha scelto una strada differente da chi invece ha percorso la via della lotta sindacale. «Siamo convinte che questo genere di pubblicità non aiuta perché ne esce un'immagine delle lavoratrici e lavoratori falsa e fuorviante, che danneggia ancor di più l'immagine dell'azienda - dicono ancora - La Mabro non è questa, la grande maggioranza è fatta di persone che vogliono andare al lavoro e non in Tv a lamentarsi e protestare. Il messaggio che vogliamo dare all'esterno è quello di un'azienda dove sono presenti notevoli competenze professionali e volontà di ricominciare». Molte di loro, lo scorso anno, hanno lavorato senza stipendio, pur di mantenere attivi gli impianti e non perdere i clienti. «Sarebbe un peccato se questi sacrifici, fossero vanificati - aggiungono - ogni giorno che passa con le macchine ferme si crea un ulteriore danno all’azienda. Non chiediamo commiserazione ma rispetto, la nostra dignità non ci permette di piangere in pubblico, tantomeno di essere commiserati ad ogni tavolo. Vogliamo lavorare e guadagnarci lo stipendio, come tutti i lavoratori, per noi e per le nostre famiglie».

Francesca Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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