Il Tirreno

Grosseto

Fumi inquinanti dal pozzo geotermico

di Francesca Ferri
Fumi inquinanti dal pozzo geotermico

Bagnore 25 “sputa” acido solfidrico in quantità, ma l’Arpat ha il fax rotto e lo viene a sapere solo a cose fatte da un cittadino

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ARCIDOSSO. Un pozzo geotermico dell’Amiata “sputa” acido solfidrico in quantità doppia rispetto a quanto raccomanda l’Oms, l’aria diventa irrespirabile per l’odore di uova marce tipico di questa sostanza ma l’Arpat se ne accorge solo perché un cittadino della zona fa la segnalazione. E si scopre che l’emissione straordinaria era stata annunciata dall’Enel – perché conseguente a una manutenzione programmata – ma il fax si è rotto e la comunicazione non è arrivata.

Un episodio del 20 gennaio. L’episodio risale al 20 gennaio ma è stato reso noto solo ieri mattina dalla stessa Arpat nella sua newsletter. Tutto è accaduto nel punto di rilevazione vicino a Merigar, la più giovane delle cinque centraline di controllo della qualità dell’aria (le altre si chiamano “Arcidosso”, “Santa Fiora”, “Bagnore” e “Geo1”) installate a seguito delle attività delle centrali geotermiche di Enel Green Power. Il 20 gennaio Merigar registra emissioni acido solfidrico oltre i 15 microgrammi per metro cubo tra le 7 e le 22 del 20 gennaio con una punta di 45 microgrammi per metro cubo tra le 18 e le 22. Che significa?

I valori alterati. L’odore di uova marce si avverte quando la concentrazione supera i 7 microgrammi per metro cubo, quindi già dalle 7 di mattina gli abitanti della zona hanno respirato aria puzzolente. Per quanto riguarda la tossicità, l’Italia non ha una normativa che indichi il valore limite di emissione e dunque gli unici dati a cui riferirsi sono quelli dell’Organizzazione mondiale della sanità. Che raccomanda che nelle 24 ore la concentrazione non superi i 150 microgrammi per metro cubo, cioè in media 6,25 microgrammi al metro cubo all’ora. Che per quattro ore – il tempo dell’emissione del 20 gennaio – sono 25 microgrammi al metro cubo. Il 20 gennaio per quattro ore, dunque, dal pozzo Bagnore 25 è stato rilasciato acido solfridrico per quasi il doppio della concentrazione indicata dall’Oms.

La comunicazione fa cilecca. Al di là delle emissioni, resta il fatto che il sistema di comunicazione di quel che finisce nell’aria dell’Amiata abbia fatto cilecca. E se la quantità di sostanze velenose fosse stata molto più alta e fosse stato necessario avvisare subito la popolazione? In che modo si sarebbe intervenuti? È anche per questo che Enel annuncia sempre in anticipo gli interventi che possono provocare alterazioni delle emissioni. Alla segnalazione del cittadino, il responsabile del settore tecnico Geotermia dell’Arpat (che, va ricordato, è l’Agenzia di protezione ambientale chiamata a garantire che le attività dell’uomo non inquinino o creino problemi) contatta subito l’Enel per capire cosa è successo. Ad Arpat, infatti, non risultano interventi di manutenzione in atto.

Lavori annunciati e non pervenuti. L’Enel, invece, conferma che si era trattato di un intervento programmato sulle tubazioni del pozzo «che – si legge nella nota di Arpat che ricostruisce la vicenda – dovevano subire un depressurizzazione con conseguente sfioro in atmosfera». Enel «dichiarava di avere preventivamente informato tutti gli enti mediante fax del 17 gennaio in cui è riportata la tipologia e la durata dell’intervento previsto (dal 20 al 22 gennaio) con interessamento della centrale Bagnore 3 e dei pozzi Bagnore 22 e Bagnore 25 (che alimentano Bagnore, ndr) e di aver contattato direttamente, in via preventiva, il sindaco di Arcidosso e Merigar», il centro buddista sull’Amiata. «La mancata ricezione della comunicazione ad Arpat – prosegue la nota – potrebbe essere imputata a un probabile malfunzionamento del sistema di invio mediante fax».

Comunicazione via fax. Insomma, nel ventunesimo secolo, nell’era delle comunicazioni digitali, la connessione tra l’Amiata e la sede Arpat di Firenze è affidata al vecchio e non sempre affidabile fax. E pazienza se l’argomento della comunicazione sono dati che riguardano la salute delle persone e dell’ambiente: il fax non funziona e l’Arpat non sa che l’Enel farà interventi che provocheranno emissioni più alte del normale di gas nocivi, alle quali saranno esposti persone, animali e piante.

Le centraline. Ricevuta la nota del cittadino, Arpat si muove per «verificare il livello di contaminazione dell’aria – prosegue la nota – e avere una stima dell’esposizione della popolazione al fenomeno inquinante». Per farlo, verifica le concentrazioni di acido solfidrico in aria, nelle giornate interessate dal fenomeno emissivo registrate dalle centraline di monitoraggio continuo presenti nel territorio interessato». Le centraline sono posizionate distanti dalle centrali e annusano l’aria per restituire, l’indomani, i dati a Enel che li pubblica sul sito. A cadenza mensile vengono inviati anche all’Arpat che verifica che siano stati raccolti a norma. A fine anno servono per fare il report della qualità dell’aria.

Controlli sì, controlli no. Le centraline non indicano, però, eventuali malfunzionamenti delle centrali. Proprio su questo punto si batte da anni Sos Geotermia, la rete di associazioni contrarie allo sfruttamento geotermico in Amiata, che ha più volte chiesto centraline all’uscita delle ciminiere, ma invano. Proprio la mancata presentazione, nei termini previsti per avere la Via, del Protocollo di gestione e manutenzione impianti da parte di Enel alla Regione ha recentemente spinto il Tar a bloccare la costruzione di Bagnore 4, come chiesto dagli ambientalisti. Arpat e Enel, dal canto loro, sostengono che al momento non esistono tecnologie in grado di verificare gli scarichi in atmosfera dalle ciminiere.

I commenti. Su questa vicenda Enel fa sapere che in ogni momento l’Arpat può accedere ai dati sulla qualità dell’aria captati dalle centraline. Mentre dall’Arpat arriva una notizia confortante: «Il fax sarà sostituito – spiega l’Agenzia – non a causa di questo episodio ma perché così programmato da tempo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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