Sicurezza
Cavallo maremmano, la Regione lascia
«Polo d’eccellenza mai decollato»: revocata la convenzione tra Cemivet e azienda di Alberese, a rischio posti di lavoro
ALBERESE. Poco più di quattordici anni fa, il 12 gennaio del 2000, quando fu firmata, la convenzione che univa il Centro militare veterinario (Cemivet) con l’Azienda regionale agricola di Alberese per la realizzazione di un centro nazionale di eccellenza del cavallo maremmano fu celebrata come un elemento di svolta per l’immagine della Maremma terra di cavalli.
A quattordici anni di distanza la Regione si è accorta che il centro di eccellenza non è mai nato e che occuparsi di realizzarlo non rientra tra i compiti dell’azienda di Alberese, nel frattempo assorbita nell’ente Terre regionali toscane. Sono queste le motivazioni, infatti, per cui la giunta regionale ha deliberato, il 3 febbraio scorso, di revocare la convenzione con cui il Cemivet aveva messo a disposizione dell’Azienda regionale agricola di Alberese oltre 400 ettari di terreni coltivabili e due scuderie, per realizzavi sia il centro nazionale di eccellenza per il cavallo da sella italiano sia un centro formativo permanente destinato a giovani, militari e civili, operanti nel settore del cavallo sportivo.
In cambio il Cemivet aveva il fieno per cavalli allevati dall’esercito e la coltivazione dei pascoli per farvi pascolare gli animali.
La convenzione avrebbe dovuto avere una durata di 19 anni, ma la Regione ha preso atto «della mancata realizzazione del Polo d’eccellenza del cavallo da sella italiano, anche a seguito della sospensione del cosiddetto “performance test” dell’Unire (Unione nazionale incremento razze equine)», ha ritenuto «che la realizzazione del Polo d’eccellenza del cavallo da sella italiano non rientri tra le funzioni che la legge attribuisce all’ente Terre regionali toscane» e ha deliberato la revoca della convenzione invocando l’articolo 11 della convenzione stessa «che prevede che possa essere revocata in qualsiasi momento, con preavviso di sei mesi, per sopravvenute esigenze di una delle parti contraenti».
Quali siano le sopravvenute esigenze la delibera non lo dice, ma quali saranno le conseguenze di questa decisione è facile immaginarlo.
Innanzitutto da un punto di vista occupazionale.
Già le organizzazioni sindacali di categoria di Cgil e Cisl, quando questa decisione della Regione era solo una voce, avevano manifestato preoccupazione per la sorte di poco meno di una ventina di dipendenti avventizi dell’azienda regionale di Alberese, avventizi “storici” che vedevano anche nella lavorazione degli oltre 400 ettari di terreni avuti in convenzione dal Cemivet la possibilità di svolgere delle giornate lavorative.
C’è, poi, da chiedersi che fine farà il performance test per gli stalloni e le fattrici della razza maremmana, l’unica attività che ancora veniva portata avanti nelle strutture del Cemivet dall’Anam, l’associazione degli allevatori del cavallo maremmano, che probabilmente tra sei mesi potrebbe doversi cercare un’altra sistemazione. Da ultimo, poi, ma non ultimo, la decisione della Regione potrebbe aprire il varco alle pressioni – se ne sente vociferare da tempo – di chi vorrebbe spostare altrove l’allevamento dei cavalli dell’esercito, mandando in soffitta, così, una tradizione ultracentenaria che legava il Cemivet, erede dello storico Centro addestramento quadrupedi, alla Maremma. Nell’anno in cui la Camera di Commercio si prepara a dedicare al cavallo uno spazio rilevante all’interno del Maremma wine & food shire, proprio il cavallo rischia di essere sempre più assente.
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