Il dolore
Bonifica milionaria e paga l’ente
L’intervento durerà almeno 15 anni e sarà a carico dei cittadini
SCARLINO. Se la situazione arsenico nella piana di Scarlino per Roberto Barocci è preoccupante, altrettante perplessità suscita nel coordinatore del Forum ambientalista il progetto di bonifica della falda, sia per il metodo, sia per la decisione di accollare la spesa non a chi ha inquinato ma all’ente pubblico.
Il progetto. Sfruttando la tecnica detta pump and treat (pompa e tratta), il progetto prevede di risucchiare l’acqua, depurarla e reimmetterla nel circolo industriale per poi riversarla in mare. «Innanzitutto il progetto di bonifica non rimuove le fonti inquinanti – spiega Barocci – ma smaltisce l’arsenico attraverso un sistema di pozzi che fanno da barriera e portano in superficie l’acqua. Ora, l’acqua sarà trattata da Nuova Solmine spa e Ambiente srl (che gestisce l’inceneritore, ndr), cioè dei privati che scaricano sul canale di ritorno a mare. E che a oggi, nonostante le nostre richieste, non hanno realizzato il monitoraggio in continuo degli scarichi. Scarichi che non sono mai affidabili del tutto».
I costi. «L’esecuzione delle opere costa 1,5 milioni di euro», spiega Barocci. «E serviranno almeno 15 anni di esercizio. Chi paga? I costi verranno ripartiti secondo un criterio che ritengo sbagliato, voluto dalla Regione Toscana e proporzionale alle varie proprietà che insistono oggi sulla piana, non alle responsabilità di chi ha inquinato».
Pagano i cittadini. «La proprietà pubblica dell’area – spiega Barocci – oggi è sei volte superiore a quella dell’Eni, il precedente proprietario, che è stato liberato da ogni impegno dall’amministrazione Bizzarri “pur essendo – cito a memoria – l’amministrazione consapevole che le bonifiche realizzate a suo tempo dall’Eni nei vecchi bacini Solmine non erano assolutamente a regola d’arte”, essendo certificato che continuavano a rilasciare nelle falde arsenico, come appunto oggi è ampiamente dimostrato. Questa amministrazione è quindi responsabile di questa scelta scellerata».
La proposta di Barocci. «Prima di approvare il progetto bisogna approvare un monitoraggio in continuo di chi scarica», spiega Barocci. «L’autorità pubblica non può far finta che nel canale Solmine non ci sia mai un responsabile per le continue morie di pesci. Quanto al progetto, è sì prevista una verifica in itinere, ma la preoccupazione più grossa è che questo materiale finisca in mare attraverso un trattamento imperfetto».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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