Proteste
«Non punibile, la droga ce l’aveva l’altro»
Chiuso in Cassazione con un’assoluzione il caso di un arresto alla stazione ferroviaria
GROSSETO. Il suo caso è finito fino in Cassazione. E nell’ultimo grado di giudizio Mauro Benocci, 44 anni, grossetano, è stato assolto per non aver commesso il fatto. Assoluzione in primo grado, condanna in secondo (4 anni), proscioglimento in ultima istanza.
Tutto per una vicenda di droga del marzo 2010, quando Benocci era stato arrestato da polizia di stato e guardia di finanza all’arrivo del treno da Roma: insieme a lui c’era un altro grossetano, oggi 42enni. A quest’ultimo erano stati trovati quasi quaranta grammi di eroina suddivisa in 37 capsule ma a finire in carcere erano stati entrambi. A lui come a Benocci l’accusa contestava la detenzione a fini di spaccio: concorso nell’acquisto e nel trasporto illeciti della sostanza stupefacente, che sarebbe stata comprata a Scampia. E proprio all’arrivo in stazione i due erano stati fermati dalle forze dell’ordine che seguendo filoni separati di indagine sui viaggi che si sarebbero svolti con frequenza anche settimanale si erano presentate contemporaneamente al ritorno dei due dalla Campania. Erano partiti la mattina stessa, la droga sarebbe costata 500 euro. Della provenienza gli investigatori si erano detti sicuri perché l’eroina all’epoca confezionata nel Napoletano era custodita in involucri gialli. E giallo era il colore di quanto sequestrato quella sera.
Il giudice aveva convalidato entrambi gli arresti, ma al momento del processo svoltosi con il rito abbreviato un paio di settimane più tardi Benocci era stato assolto dal giudice Marco Bilisari per non aver commesso il fatto, mentre l’altro era stato condannato a 6 anni e 20 giorni, perché soltanto lui era stato trovato in possesso della droga. L’imputato era così uscito dal carcere.
Lette le motivazioni, il sostituto procuratore Stefano Pizza (che in primo grado aveva chiesto la condanna a 4 anni per Benocci) aveva impugnato l’assoluzione. Di fronte alla Corte di appello di Firenze, la sentenza di proscioglimento era stata riformata e Benocci era stato condannato appunto a 4 anni. Sempre assistito dall’avvocato Marco Fanti, Benocci aveva presentato ricorso in Cassazione, sostenendo in sostanza che la connivenza non era punibile.
E così ha stabilito adesso la Corte suprema, accogliendo il ricorso e mettendo la parola fine sulla vicenda.
Pierluigi Sposato
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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