Il Tirreno

Grosseto

Alluvione al Puntone, si contano i danni

di Alfredo Faetti
Alluvione al Puntone, si contano i danni

Chiesto lo stato di calamità naturale: il Comune punta ora sulle casse di laminazione, un’opera che costa 7 milioni di euro

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SCARLINO. È il momento del conto e sembra che sarà molto salato. Per tutti: proprietari, ristoratori, Comune, Promomar. Il fiume Pecora la notte del 30 gennaio non ha fatto sconti e forte di una piena mai vista prima al Puntone si è mangiato qualche milione di euro, tra imbarcazioni (ventinove in tutto quelle affondante), fondi, strutture e abitazioni. Per questo i report necessari alla richiesta dello stato di calamità naturale sono già stati inviati alla Regione, per cercare di ottenere «indenizzi o comunque recuperare parte dei danni» dice il sindaco Maurizio Bizzarri. Ieri mattina ha fatto il punto insieme alla giunta dopo il disastro della Fiumara, per dire cosa verrà fatto e per dire grazie a tutte le forze scese sulle banchine quella notte. Perché ci gira intorno, ma alla fine lo dice apertamente: «poteva andare peggio». Non c’è una sola persona rimasta ferita il 30 gennaio. E sì che sui moli erano in molti. Così come non c’è nessun animale con qualche trauma, visto che anche i ciuchini delle Bandite sono stati messi subito in salvo dai volontari. Diverso il discorso invece per i danni alle cose. «Sono stato sempre in contatto» precisa Bizzarri, in vacanza e impossibilitato a tornare quella notte. Ma come si dice, tutti sono utili e nessuno è indispensabile. «Se c’ero non avrei potuto fare molto» ammette. Non avrebbe potuto fare niente infatti quando il proprietario del Porto Verde lo ha chiamato per dirgli che «il lavoro di tutta una vita era finito in mare», con quella gru necessaria per la sua attività di manutenzione barche. Così come non avrebbe potuto fare nulla per il ristorante Il Veliero. «Ci sono ancora i segni dell’acqua nella sala. La cucina poi è distrutta». Idem il camping la Baia dei Gabbiani e il ristorante Vittorio a Portiglioni. «Sono attività in ginocchio» spiega Bizzarri. Per non parlare dei proprietari delle ventinove barche affondate, ad oggi ormai del tutto recuperate dall’acqua. Poi ci sono le banchine, gli ormeggi, le colonnine elettriche: tutte strutture spazzate via dal Pecora. Per intendersi: una passerella che costeggiava il padule è stata ritrovata a Torremozza. Ci sono anche danni al fondale del fiume: in alcuni punti infatti si sono creati delle voragini grandi anche 12 metri. «Ma dai rilevamenti risultano in punti che non costituiscono pericolo per la parte a terra» spiega il direttore del Marina di Scarlino, Filippo Burchi. La parte a terra, quella da ricostruire. Lo stato di calamità naturale serve proprio a questo ed gli interventi connessi sono liberi dal Patto di Stabilità. Tecnicismi che si traducono così: il Comune può intervenire subito con le proprie risorse a disposizione senza dover badare ai limiti imposti dalla legge, chiedendo in aggiunta il sostegno (anche economico) dello Stato. Stessa cosa posso fare i privati, chiedendo risarcimenti (se rispondono a certi parametri) per i danni subiti attraverso l’amministrazione. «C’è una stagione estiva da salvare», dicono dalla giunta. E se i lavori delle banchine, dei moli e delle altre struttura sono a carico di Promomar, come prevede la convenzione, la strada franata di vial Garibaldi, che costeggia la Fiumara, è un problema del Comune. «Ora faremo dei collaudi per capire se è agibile e subito dopo partiremo con la rimessa in sicurezza» spiega Bizzarri. Perché quella è un’arteria fondamentale per la viabilità della frazione marinara: averla fuori uso durante l’estate sarebbe un vero problema. Ma le ferite vanno sia curate sia prevenute. E Scarlino ha deciso di puntare sulle casse di laminazione, grosse vasche capaci di raccogliere l’acqua del fiume, per un costo di circa 7 milioni di euro. «Il Consorzio di Bonifica ci ha assicurato che il progetto esecutivo sarà concluso entro febbraio e a marzo potremo fare gli atti per andare a gara» spiega il tecnico del Comune. Perché una cosa simile al Puntone non si era mai vista. E nessuno la vuole rivedere.

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