Il Tirreno

Grosseto

Morì durante l’immersione «Vogliamo sapere la verità»

di Francesca Gori
Morì durante l’immersione «Vogliamo sapere la verità»

L’appello disperato dei genitori di Isabella Bertolini, scomparsa a 23 anni Nella relazione tecnica l’ombra di uno scherzo finito male

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Uno scherzo finito in tragedia». Sono solo poche parole schizzate su un foglio bianco scritto al computer, come si conviene a un perito che deve dare risposte alla Procura in un’indagine delicata come quella che riguarda la morte di una ragazza di 23 anni, annegata durante un’immersione. Parole che tagliano come lame il cuore e i pensieri di un babbo e una mamma che da due anni aspettano risposte su quanto accaduto a Secca di Capo d’Uomo, nel blu più blu del mare dell’Argentario.

Isabella Bertolini aveva 23 anni. Quel giorno era andata con il Club sub di Lucca per un’immersione. Lo aveva fatto altre volte. Ma quando lei scendeva ad esplorare i fondali, i suoi genitori erano sempre lì vicini. Perché avevano paura, perché il mare ti guarda in facci, perché fare immersioni può essere pericoloso. Quel 22 luglio di due anni fa, però, Isabella a Porto Ercole c’era arrivata con gli amici del club.

Si sarebbe dovuta immergere con qualcuno di esperto, perché in discesa, negli abissi, se non si è sub provetti ci si va accompagnati da qualcuno. «Isabella non aveva nemmeno l’attrezzatura necessaria per fare questa discesa - scrive l’avvocato Adriano Galli nell’opposizione alla richiesta di archiviazione - quindi non sarebbe potuta scendere da sola».

Chi sarebbe dovuto stare con lei, però, quella mattina era sceso sul fondale per recuperare una macchina fotografica che apparteneva a un altro membro del gruppo. Dicendo ad Isabella di aspettarlo in superficie. Ma lui, la testa fuori dall’acqua, sembra non averla rimessa se non quasi un’ora più tardi. E dall’Abracadabra, la barca utilizzata per accompagnare il gruppo, qualcuno l’avrebbe sentita gridare: «Aiuto». Ma quando chi era a bordo si è affacciato, il corpo di Isabella era già stato inghiottito dal mare, trascinato in quell’abisso che amava, laggiù su quei fondali che erano da anni diventati la sua passione.

L’inaccettabile sopravvivenza a una figlia di 23 anni è il dolore della mamma di Isabella che non trova pace. «Me l’hanno uccisa - dice Cristea Rodica - mia figlia era una ragazza con la testa sulle spalle, era una sportiva. E quel giorno le sono stati forniti dei pesi che non erano tarati con il suo corpo». Sono troppe le ombre che in questi lunghi mesi si sono addensate sulla morte della giovane sub lucchese, che lavorava in un negozio del centro. Sono troppe le contraddizioni rilevate da Francesco Virgone, l’avvocato pisano che da qualche tempo segue la famiglia di Isabella. «E sono le stesse che il collega Galli ha scritto nell’opposizione all’archiviazione - spiega - perché la verità su quello che è accaduto su quella barca, il giorno in cui è morta Isabella, non è chiaro. Non è emersa la verità». Sono tre gli indagati per la morte della ragazza: Stefania Mensa, titolare del diving che quel giorno fornì l’attrezzatura alla ragazza, Franco Nottoli, presidente del Circolo Club Sub Lucca che aveva dato a Isabella il Gav che indossava durante l’immersione e Roberto Olivieri, sub lucchese esperto che avrebbe dovuto fare coppia con la ragazza durante la discesa. L’udienza sull’opposizione all’archiviazione non è ancora stata fissata dal tribunale di Grosseto. I genitori, invece, aspettano risposte.

Isabella era rimasta in superficie, ad aspettare. E se anche non c’è stata una colpa da attribuire per quello che è successo, secondo l’avvocato della famiglia si è trattato almeno di negligenza. «Sarebbe dovuto restare qualcuno con lei - dice - invece, dalla ricostruzione fatta di quella giornata, emerge chiaramente che per un’ora nessuno si è domandato dove fosse Isabella». Un ragazzo, minorenne, che era rimasto sulla barca, ha sentito gridare. E ha raccontato di aver visto un boccaglio andare giù. Altri sembrano aver sentito quella richiesta di aiuto. Ma affacciati dall’Abracadabra, hanno visto solo un ragazzo fare snorkeling. La formula magica stampigliata sul mascone della barca non è servita a salvare la vita a Isabella.

Per i pm Giuseppe Coniglio e Salvatore Ferraro però, non ci sono elementi che facciano pensare a nulla di diverso da un incidente. Per loro, il caso è archiviato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa