Il Tirreno

Grosseto

Ex Mabro: si decide tutto a fine mese

di Francesca Gori
Ex Mabro: si decide tutto a fine mese

Il giudice ha dato l’ok alla riapertura del bando per la cessione. I sindacati attaccano: «Tutta colpa di “Sai Baba”»

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GROSSETO. Il giudice delegato Vincenzo Pedone ha dato l’ok. Il bando d’asta per la vendita della Mabro resterà aperto fino al 28 febbraio. È questa la scadenza fissata dal tribunale di Grosseto e dal commissario Giampiero Russotto per capire se le manifestazioni d’interesse annunciate al telefono o via e-mail diventeranno o meno concrete. Interesse manifestato, ma che non è mai stato formalizzato. Che non è stato messo nero su bianco in una richiesta di partecipazione al bando. Sarà necessario quindi aspettare la fine del mese per capire se qualcuno si farà avanti per acquistare l’azienda di Abbigliamento di via Senese. E in queste settimane di attesa, il commissario torna sulla stima dell’azienda. «Che è ben diversa dal prezzo di vendita - dice, rispondendo alle polemiche sulla sopravvalutazione del prezzo - perché chi partecipa al bando può anche fare un’offerta di un solo euro. poi starà a noi valutare la bontà di quell’offerta».

Ma se questo è quello che sta succedendo in tribunale e nello studio dell’advisor che si sta occupando della vendita dell’ex Mabro, i sindacati si sono fatti tutta un’altra idea, soprattutto a partire dal comportamento di una parte delle maestranze. «Non vogliamo crederlo, ma i comportamenti messi in fila da una parte dei lavoratori della Mabro, per intenderci quelli fedeli alla linea dettata dal "Sai Baba" e dalle sue fedelissime - scrivono Cgil, Cisl e Uil - possono far venire qualche dubbio che va a sommarsi con quelli della maggioranza silenziosa delle maestranze dell'azienda e che si va diffondendo anche nella città: il vero obiettivo di questo "cerchio magico” sarebbe il fallimento, perché probabilmente “Sai Baba” ha in tasca un acquirente capace di far lavorare dopo il fallimento e la relativa mobilità economica 50 - 60 fedelissime».

Per i sindacati confederali dunque, le maestranze che non hanno digerito la gestione della vertenza da parte delle organizzazioni, «faranno fuoco e fiamme dando la colpa al mondo, organizzeranno manifestazioni contro tutto e tutti, ma la parola fine su questa vertenza ancora non è stata scritta. La situazione è drammatica, ed è sotto gli occhi di tutti». Filctem Cgil, Femca Cisl, e Uiltec Uil faranno l'impossibile per provare ad evitare il fallimento della Mabro, «anche se è difficilissimo lavorare seppelliti da una valanga di insulti e di accuse infamanti alle quali risponderemo a tempo debito ed in maniera adeguata - scrivono - Come funziona la Prodi Bis lo sanno tutti e tutti conoscono l'elemento di debolezza dato dal fatto che è stata chiesta dai lavoratori e non dal datore di lavoro, banalizzare la sua concessione in questo stato delle cose se non in malafede è quanto meno sconcertante».

La spaccatura tra i lavoratori, loro la spiegano in questo modo. «Delle maestranze iscritte alla Cgil - dicono ancora - non tutte la pensano come “Sai Baba”. Qualcuno ha giocato ad alimentare una divisione tra lavoratori che oggi potrebbe risultare devastante per la sopravvivenza dell'azienda; si è giocato a riconoscergli ruoli inesistenti, da persone si sono creati personaggi che anche adesso andranno in televisione; ma non è stappando lo spumante o andando in televisione che si copre un buco di milioni e milioni di euro e si inverte una situazione così drammatica».

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