Il Tirreno

Grosseto

Guerra del cocco a Marina con minacce e due spari

Tentata estorsione: condannati tre appartenenti alla famiglia Delli Paoli Affrontarono un esponente del gruppo rivale prima in spiaggia e poi sotto casa

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MARINA DI GROSSETO. La guerra del cocco è stata spesso spietata. Le due fazioni in lotta si sono affrontate senza riserve, anche venendo alle mani, ritenendo di avere «l’esclusiva» sulla vendita del prodotto in spiaggia. Quello che avvenne una sera di fine agosto 2009 a Marina di Grosseto - quando furono esplosi anche due colpi di pistola - non fu altro che uno dei tanti episodi, alcuni dei quali finiti anche sulle cronache, che hanno visto fronteggiarsi da una parte gli Annoni e dall’altra i Delli Paoli.

Proprio questi ultimi (Angelo Delli Paoli, lo zio Francesco Livorno e Carmine Delli Paoli, nativi della Campania, 34, 42 e 30 anni) sono stati condannati dal giudice Bilisari all’udienza preliminare a 1 anno 4 mesi e 10 giorni, più 240 euro di multa, con lo sconto previsto dalla scelta del rito abbreviato. Tentata estorsione e lesioni nei confronti di Domenico Annoni (colpito alla testa dalla pistola dopo essere stato minacciato - «ti spacco le cosce») le accuse di cui hanno dovuto rispondere e di cui sono stati riconosciuti colpevoli.

Annoni aveva raccontato che mentre era a cena a casa sua era stato chiamato ad alta voce dal cortile e affacciandosi aveva riconosciuto i tre imputati. Sceso, era stato affrontato: «Da qua tu te ne devi andare». Poi Angelo avrebbe tirato fuori la pistola, l’avrebbe appoggiata sulla guancia di Annoni, e avrebbe sparato un colpo al volto. Era una pistola giocattolo, fortunatamente, ma solo in quel momento Annoni se ne era reso conto. E poi aveva raccontato di aver ricevuto un colpo il testa (5 i giorni di guarigione). Fuggendo, i Delli Paoli avrebbero esploso un altro colpo in aria. Nel pomeriggio dello stesso giorno, l’uomo sarebbe stato già minacciato («qui non devi più stare, sennò ti spezzo le cosce»).

Il giudice, che ha adesso depositato le motivazioni, ritiene credibile le dichiarazioni di Annoni nonostante i precedenti e nonostante che ciascun componente descriva il proprio gruppo come onesto e dedito al lavoro (quando invece le scaramucce erano all’ordine del giorno da una parte e dall’altra). È credibile perché lo stesso Angelo Delli Paoli ammette l’incontro del pomeriggio e di essere andato la sera sotto casa di Annoni su invito di quest’ultimo. Qui però le versioni divergono e Delli Paoli racconta di essersi spaventato dall’aggressione di Annoni: per questo motivo aveva preso la scacciacani in auto, sparando poi due colpi nella concitazione. La botta data in testa sarebbe stata involontaria. Ma per il giudice le intenzioni non sarebbero state amichevoli, anche perché Delli Paoli andò poi a nascondere la pistola nei pressi del campo sportivo (la fece ritrovare ai carabinieri il giorno dopo). E c’era anche, lo dice lo stesso Angelo, anche lo zio Livorno. Il giudice non ha riconosciuto attenuanti ma ha sospeso la pena, ordinando la confisca e la distruzione di quanto sequestrato.

Pierluigi Sposato

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