Il Tirreno

Grosseto

Rischio multa per le campane fuorilegge

di Maurizio Bernardini
Rischio multa per le campane fuorilegge

Esposti e lamentele: a Roselle si trova un accordo, a San Giuseppe il parroco non cede. E il Comune dovrà intervenire

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GROSSETO. Fosse sempre stato vivo, chissà se Giovannino Guareschi, il geniale “papà” di Don Camillo, ne avrebbe preso spunto per uno dei suoi romanzi. Di sicuro, l’esposto presentato in Comune da un uomo infastidito dal chiasso delle campane della chiesa di San Giuseppe (via Sauro) è storia curiosa. Figuriamoci adesso che, dopo diverso tempo e un sopralluogo, ci si avvicina a quella che potrebbe essere una soluzione surreale: la chiesa multata perché ha quattro campane che fanno din-don.

«La legge _ dice l’assessore all’ambiente, Giancarlo Tei _ non fa distinzione a seconda di quale sia la fonte che emette rumore. Può sembrare assurdo, ma se c’è chi protesta dobbiamo comunque intervenire come facciamo quando c’è un condizionatore d’aria che disturba la casa vicina a un ristorante». Ed è così che il condizionatore, pardòn, le campane, rischiano di fruttare una bella sanzione alla Curia.

Il regolamento comunale per la disciplina delle attività rumorose è chiaro: «I titolari delle attività, per le quali sia accertato il superamento dei limiti per le sorgenti sonore, sono puniti con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 516 a 5mila e 160 euro». E infatti è lo stesso Tei a ribadire che «Le leggi a volte vanno interpretate, ma quando sono chiare vanno osservate. Se si continua di questo passo c’è la multa. Inoltre, la norma prevede che se il problema è reiterato c’è la sospensione del servizio. Ora _ si affretta a precisare l’assessore _ questo mi sembrerebbe assurdo. Cerchiamo dunque di trovare una soluzione, così come è avvenuto già altre volte. D’altra parte l’inquinamento da rumore è fonte anche di patologie, come quello elettromagnetico. Certo, a volte escono fuori cose difficili anche da affrontare. Ci vuole buonsenso, ma ora la gente è esasperata e il buonsenso è merce sempre più rara».

Ma il caso del San Giuseppe non è l’unico. Pure a Roselle ci sono state diverse proteste per i decibel che arrivano dal campanile del paese. «Lì però si è arrivati a un compromesso _ spiega Tei _ con orari cambiati e suono più basso».

Tutt’altra faccenda da quella di via Sauro, dove don Fabio Bertelli, parroco di San Giuseppe dalla fine del 2010, alza le barricate: «Decidano cosa vogliono fare del nostro futuro. Se la religione deve andare via lo dicano chiaro. Abbiamo tentato una conciliazione, ma chi ha fatto l’esposto è andato avanti. A questo punto è tutto nelle mani del vicario e del vescovo». Il sacerdote dice che i fedeli sono già stati informati di quel che sta accadendo. E non l’hanno presa bene: «La popolazione non sopporta sempre in modo tacito. Questa è intolleranza. Allora cominciamo a dire che l’esterno della chiesa dà un impatto visivo che non a tutti può andar bene; togliamo la croce dalle scuole e così via».

Don Fabio non ci sta a far passare le campane come un problema: «Sono un richiamo. Un simbolo. E sono fatte per farsi sentire anche dalla gente che è lontana. Le campane ci sono sempre state. Insomma, con tutto quel che accade ogni giorno il guaio sono le campane? Guardi, senza andare a vedere cose lontane, abbiamo gente che viene a fare i propri bisogni a ridosso della chiesa. Senza contare chi parcheggia in un’area di nostra pertinenza (davanti alla chiesa, ndc) e che dovrebbe rimanere a disposizione di chi viene in parrocchia» (una battaglia che tre anni fa, quando don Fabio era da poco arrivato al San Giuseppe, finì sui giornali).

Infine l’ultima chicca: sempre il regolamento sulle attività rumorose ricorda che l’amministrazione può richiedere la realizzazione di Piani aziendali di risanamento acustico. E, in caso d’inottemperanza, «procedere alla confisca amministrativa delle apparecchiature responsabili delle emissioni sonore che causano il superamento dei limiti». Ah, ci fosse stato Guareschi…

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