La manifestazione
Predatori e pecore terrorizzate: l’appello
Gli allevatori incontreranno l’assessore regionale Salvadori: «Deve essere considerato il danno reale»
GROSSETO. Mercoledì le associazioni di categoria degli allevatori della provincia di Grosseto sono stati convocati in Regione dall’assessore all’agricoltura Salvadori, per discutere la gravissima situazione in cui si trova questo settore, predatori continuamente nei greggi che costituiscono il loro patrimonio vitale. I pastori, dunque, sono in trepida attesa di quello che verrà deciso a Firenze e intanto mandano un messaggio forte e chiaro alle loro associazioni di categoria. A parlare sono gli allevatori di Manciano, Roccalbegna, Semproniano, Scansano, Arcidosso, di tutta quella fascia produttiva e vocata alla pastorizia da secoli, che si estende dalle colline di Saturnia, Baccinello, Usi, fino all’Amiata. «Siamo tanti - dicono gli allevatori - anche se molti di noi, specialmente giovani che vi avevano investito il futuro, sono stati costretti a chiudere. Noi spingiamo affinchè le categorie che ci rappresentano vadano a chiedere ossigeno per la sopravvivenza delle aziende che sono ridotte al lumicino e che al momento stanno aperte solo per scommessa e per non dichiararsi vinte». Ma cosa vogliono in concreto gli allevatori oltre che liberarsi dalle predazioni una volta per tutte? «Vogliamo, dicono, che vengano riconosciuti i danni reali di ogni azienda e anche in modo retroattivo, per lo meno dal 2013. Ci manca l’ossigeno per restare aperti. Facciamo presente che in questo momento di gravissima crisi ci mancano anche gli animali da rimonta. Li troviamo con estrema difficoltà. Dunque, spiegano, vorremmo il riconoscimento del danno reale, quello documentato senza possibilità di errore dai registri ufficiali della Asl». Il danno reale per gli allevatori non è un concetto astratto: non è solo il capo ucciso, sono anche tutte le conseguenze successive. «Io - dice uno di loro - dopo aver subito un attacco qualche tempo fa, ho avuto il parto di una ventina di pecore. E tutte sono rimaste senza latte, senza poter allevare gli agnellini. Li abbiamo dovuti nutrire col latte artificiale, altrimenti li avremmo dovuti sopprimere. E sono spese vive che fanno parte del danno reale. Poi ci sono gli aborti delle pecore terrorizzate dalle stragi, c’è la conseguente infertilità. Ora noi comprendiamo bene che è difficile quantificare tutti i danni; e dunque qui dovrebbero agire le nostre associazioni, proponendo un forfait per ogni capo, che copra, per lo meno in parte, il danno indotto». Gli allevatori, poi, ci tengono a precisare di non essere speculatori: «Qualcuno insinua, commenta malignamente che ci vogliamo speculare su questa cosa. Noi non vogliamo fare polemiche, diciamo soltanto che non siamo degli speculatori. I danni che abbiamo subito sono tutti ampiamente certificati e i documenti che abbiamo e che riguardano il 2013 non possono essere di certo né modificati né falsati. E noi vogliamo vedere risarciti quei danni lì, subiti da ogni azienda».
Fiora Bonelli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google