Il Tirreno

Grosseto

Stop alla centrale, parte la petizione

di Gabriele Baldanzi
Stop alla centrale, parte la petizione

Al via in Val d’Orcia una raccolta firme contro il progetto Gesto. Il comitato denuncia: «Evidente l’appoggio della Regione»

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MONTENERO. Montalcino, Montenero, Cinigiano non ci stanno. Oggi il Comitato per la difesa della Val d’Orcia Inferiore lancia una petizione «per opporsi al progetto della centrale geotermoelettrica di Montenero e al conseguente scempio del paesaggio, fonte di turismo, di ricchezza e di futuro per i giovani». Sono centinaia le persone che in questo comprensorio protestano con la Regione Toscana, che giocherebbe su due tavoli.

«La Regione - scrive Patrizia Cantini, a nome del Comitato - ha emesso un comunicato nel quale ribadisce che buona parte delle competenze in materia sono delegate al ministero e che quello dell’Ambiente deve adesso verificare l'impatto ambientale dell'impianto geotermoelettrico previsto a Montenero. Solo alla fine della verifica dell'impatto ambientale anche la Regione dovrà comunque esprimere il proprio parere e l'intesa con il governo regionale è vincolante. Per questo motivo la stessa Regione ha annunciato di avviare un percorso informativo con i cittadini dei comuni interessati dai permessi (circa una cinquantina). Nel frattempo, però, in data 28 gennaio, il presidente Enrico Rossi ha siglato un accordo con la Rete Geotermica - ossia il network di imprese che si è costituito nell'ottobre del 2013 e della quale fanno parte quasi tutti gli operatori attualmente titolari di permessi di ricerca in Toscana insieme a soggetti industriali della filiera della geotermi. È evidente quindi che si vuole dare il via libera ai nuovi progetti compreso quello che prevede il raddoppio delle centrali geotermoelettriche sull’Amiata con ulteriore scempio del territorio. La sigla di questo accordo, a nostro avviso, fa chiarezza su quelle che sono le reali intenzioni della Regione, che non si fermano neppure di fronte alla Val d'Orcia patrimonio Unesco».

Un attacco durissimo al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. «La società Gesto - proseguono i cittadini della Val d'Orcia - avrebbe dovuto organizzare iniziative pubbliche per presentarci il progetto, cosa che invece non è avvenuta. La Gesto per ora si è limitata a contattare direttamente i proprietari dei terreni interessati...».

Poi si passa alle considerazioni tecniche. Il progetto prevede di effettuare trivellazioni fino a profondità di 1800 metri per raggiungere il bacino geotermico cosiddetto “a media entalpia”, con temperature fino a 150 gradi. I rischi di causare fenomeni di sismicità indotta sono reali, come ha spiegato il professor Marco Mucciarelli - docente universitario e direttore del Centro Ricerche Sismologiche dell’Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale - in una recente intervista concessa all'emittente Radio Toscana Web. L’estrazione e la reimmissione di fluidi a temperature diverse nelle profondità della terra possono dare origine - secondo alcuni esperti - a fenomeni sismici anche di rilievo. «In Svizzera, a Basilea - ricorda ancora Patrizia Cantini, a nome del Comitato per la Difesa della Val d’Orcia Inferiore - si sono verificate qualche anno fa scosse sismiche di magnitudo superiore al terzo grado, tanto che l’impianto geotermico è stato dimesso e si è dovuto investire 70 milioni di euro per riparare ai danni. Sempre in Svizzera, nel Cantone di San Gallo l'estate scorsa la scossa si è verificata addirittura in fase di perforazione e anche in questo caso ha superato il terzo grado di magnitudo». I cittadini della Val d'Orcia grossetana – va ricordato – sono venuti a conoscenza del progetto in maniera casuale qualche settimana fa e subito sono iniziate le proteste nei confronti del sindaco di Castel del Piano Claudio Franci. Le proteste si sono presto allargate ai comuni circostanti, in particolare a Montalcino, patria del Brunello, uno dei vini più famosi al mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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