Il Tirreno

Grosseto

«Valutazione esosa per il marchio»: presentato il reclamo

di Francesca Gori
«Valutazione esosa per il marchio»: presentato il reclamo

Le rsu Cgil attaccano il bando per la vendita della Mabro Il brand pesa nella perizia per oltre mezzo milione di euro

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GROSSETO. Un reclamo, inviato al Ministero dello Sviluppo Economico, al presidente della Regione Enrico Rossi, alla giunta e al consiglio ma anche al sindaco e al presidente della Provincia di Grosseto. Oltre che al diretto interessato, Giampiero Russotto. Un reclamo che sarà presentato a breve. Perché per le rsu Cgil, Nadia Perino, Manola Mengozzi, Francesca Ferrari e Maurizio Giuliarini, i conti fatti dal commissario nel bando per la vendita della società, non tornano. E questa volta, i rappresentanti dei lavoratori tornano a snocciolare numeri e cifre. A partire da quelli che riguardano proprio il marchio Mabro. «Il valore del marchio è di 30mila euro - dicono - quando Barontini lo inserì in bilancio per 300mila euro capimmo lo scopo: questa somma serviva a ridurre l'esposizione passiva ed evitare la ricapitalizzazione. Ma oggi non comprendiamo perché nella perizia il commissario ha valutato i marchi per ben 550.000 euro per poi riconoscere pubblicamente che non hanno attrattiva. Non capiamo, per dirla tutta, come la valutazione di magazzini desolatamente vuoti raggiunge 158.000 euro». Le cifre che i rappresentanti dei lavoratori contestano, sono quelle inserite nella perizia allegata al bando per la vendita della Mabro. Bando che è andato deserto. «Sono stati richiesti 1.250.000 per restare nel capannone e 1.100.000 in caso di trasferimento. La differenza di 150.000 euro per quale motivo viene chiesta se la proprietà del capannone è di Royal Tuscany e con essa andrà discusso l'eventuale affitto dei locali? - dicono - Siamo stupite dal fatto che i sindacati, Cgil in testa, non si fanno queste domande. Perché una richiesta così incredibilmente esosa? Perché viene stravolta l'applicazione della Prodi bis anticipando un vero bando, truccato da manifestazione di interesse? Perché si vuol chiudere la partita senza giungere alla amministrazione straordinaria prevista dalla Prodi? Perché si vuol tagliare fuori il ruolo del Ministero dello Sviluppo Economico? ». Domande, queste, alle quali i rappresentanti dei lavoratori Cgil si sono già dati una risposta. «Abbiamo la sensazione - dicono - che Abbigliamento Grosseto debba essere chiusa anziché salvata. Gli interessamenti che il commissario ha dichiarato di aver ricevuto sono la dimostrazione evidente che le “concrete prospettive”, non le certezze, previste dalla legge esistono. Ma occorre quella trasparenza che questa vicenda non ha e che invece sicuramente chiede, anzi esige, chi intende investire sul nostro lavoro. Se così non fosse, torniamo a chiederci perché siano stati gonfiati a dismisura la valutazione di marchi e magazzino e allontanare così tutti i soggetti che si erano mostrati interessati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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