Il Tirreno

Grosseto

Stop alla vendita delle Farmacie Spa

di Maurizio Bernardini
Stop alla vendita delle Farmacie Spa

Dopo l’asta deserta arriva una determina dirigenziale che ufficializza la chiusura del bando. Ora si riparte da zero

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GROSSETO. Come la carta stropicciata che avvolge un cioccolatino: “ritenta, sarai più fortunato”. Ecco, sulle farmacie comunali il Comune si trova a scartare l’ennesimo bonbon dal retrogusto amaro.

Sì, perché dopo la guerriglia a suon di carte bollate, petizioni e interventi istituzionali portata avanti da diverse associazioni e movimenti, tra cui Cinque stelle e Sel, per Farmacie comunali riunite spa non è arrivata il becco di un offerta. Ora, l’amministrazione non può fare altro che rivoluzionare tutto, ritirare il bando pubblico e rimettere assieme i cocci. È arrivata un paio di giorni fa la determina dirigenziale che chiude il primo tempo di una partita quanto mai aperta: una pagina o poco più per dire che no, non è proprio più possibile andare avanti. Il procedimento di vendita delle partecipazioni azionarie in dote ai Comuni di Grosseto, Scansano e Codifarma è concluso. D’altra parte, non poteva essere altrimenti. Era scritto chiaro e tondo negli accordi di vendita: “Il presente accordo – si legge nei patti sottoscritti dagli attori in campo - avrà validità fino alla conclusione della procedura di gara. Resta inteso che nel caso di gara deserta il presente accordo s’intenderà automaticamente risolto”. La determina dirigenziale, dunque, non fa altro che certificare quanto già si sapeva. Sì, ma ora? Il sindaco Emilio Bonifazi tira dritto e, in attesa di decidere cosa fare, continua a picchiare sulla scarsa redditività delle farmacie e su quello che ritiene essere stato un dannoso ostruzionismo. «Questa non rappresenta affatto una vittoria per i cittadini – dice, velenoso, il sindaco - ma solo quella di una minoranza che ha semplicemente posto ostacoli di ogni tipo ad una legittima e democratica decisione assunta dal consiglio comunale. Ostacoli basati su presupposti che, per altro, sono risultati sconfitti tanto nell'esame del collegio degli esperti a dicembre, quanto in sede di Tribunale amministrativo, ma sufficienti certamente a scoraggiare qualunque investitore». Dunque, per Bonifazi non resta altro da fare se non «Ripartire da un confronto serio, anche considerando quell'atto d’indirizzo che parte dell'opposizione ha fatto sempre finta di dimenticare e dal ragionamento su una vendita che va condivisa, perché il Comune deve fare il suo lavoro e non il farmacista». Infine la bordata su chi richiama a delle Farmacie comunali riunite spa in salute: «Vanno sfatati alcuni miti, come quelli che parlano di profitti da 700mila euro. Peccato che quei profitti derivino per circa 460mila euro dalla vendita di un locale da parte di Farmacie comunali riunite spa, per altri 100mila da un'altra plusvalenza e che quindi, nel calcolare il profitto, la somma non raggiunge 150mila euro». Soldi che vanno poi «Divisi ulteriormente tra i soci. E purtroppo la tendenza degli ultimi anni è sempre stata in discesa e le prospettive non sembrano positive anche considerando che il Comune non ha certo milioni di euro da investire, tanto meno nell'oneroso riacquisto delle quote dei privati. Partendo da questi dati reali e non da frasi a effetto che tengono conto di profitti immaginari, ci si deve confrontare».

La partita sulle Farmacie comunali, dunque, va avanti. Ora – dice qualche maligno – ci sarà da vedere che genere di ripercussione avrà il rallentamento delle trattative di vendita sui bilanci del Comune. Quelli sì che rischiano d’essere solo bonbon amari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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