Proteste
E con le immagini ci si commuove
Il ponte ai giardinetti, il carnevale in centro, il ballo al Four Roses, le trasferte sportive: così raccontano i decenni
GROSSETO. Ci sono ponti che sembrano usciti da una favola. Sono piccoli e stretti, ma per i bambini erano grandi grandi. C’è l’entusiasmo di una città che sventola i suoi colori dagli spalti, intonando cori che fanno da sottofondo a un pezzo di storia. Ci sono le maschere, i coriandoli e i trattori sul pavimento del centro storico. C’è la musica, da ascoltare sul mare o da ballare nei freddi pomeriggio d’inverno. C’è tanta Grosseto, immortalata in scatti rubati al tempo e oggi rispolverati là dove la gente sta giocando con i suoi ricordi. Perché la storia collettiva del capoluogo maremmano riprende vita su Facebook grazie alla memoria degli iscritti, che ormai hanno superato quota cinquemila e attraverso le fotografie che vengono pubblicate sul gruppo, in cui in molti si rivedono. «Oh, finalmente una foto in cui ci sono anch’io» dice Claudio.
Ci sono vari sottogruppi in “Sei grossetano se...”: di quartiere, di stili di vita e legati alle generazioni. E se un quarantenne può sorridere di fronte alle immagini in bianco e nero di piazza Dante, di fronte alla ressa del Four Roses sente una sorta di brivido salire lungo la schiena. Sente nuovamente la musica assordante che ascoltava prima la domenica pomeriggio e, poi, la notte nei weekend. Sente la pista che si muove come una cosa sola; sente di nuovo le prime sensazione giovanili. «Ricordo lì le prime sigarette, quelle che poi correvi a casa a riempirti la bocca di dentifricio per non far sentire la puzza di fumo». Ma c’è anche chi ricorda «le sfide tra liceo classico e scientifico», andate in scena in quella calca. «Che bello, ci sono stata anche la sera del matrimonio con il vestito da sposa e Maso ci offrì una bottiglia di Berlucchi» ricorda una donna.
Scorri e trovi foto di tutti i decenni. Anche quelli rimasti ormai indietro, come l’immagine di una bambina sul ponte nei giardini di via Ximenes. «Io ci andavo pure in bici su quel ponte» scrive un’iscritta. «Mi sembrava di una fiaba: che bello che era». Oggi però non è più così e per riportare le mani su quella ringhiera serve aggrapparsi ai ricordi. «Oggi saranno giochi meno pericolosi, però non sanno di niente. Purtroppo hanno tolto anche quei bellissimi castelli: io adoravo quello in cima al poggetto». Erano altri i giochi di allora, come si vede nelle varie foto pubblicate sul gruppo. «Ai giardinetti c’erano anche i "tubi", che guardavo con un misto di curiosità e paura. Un bel giorno, tuttavia, presi coraggio e mi ci infilai, deciso ad attraversarli fino in fondo, ma mi bloccai poco dopo la partenza e il mì babbo dovette entrare a recuperarmi».
Dal bianco e nero al colore il passo sembra più breve di quello che in realtà è stato. I muri della città cambiano a seconda della nitidezza delle foto, anche se lo sfondo resta sempre lo stesso. Cambiano solo i contenuti, alcuni ancora davanti agli occhi, altri persi senza sapere il perché. Ad esempio, «perché ad un certo punto l’hanno tolto?», ci si chiede sotto la foto di un trattore che tira un carro con enormi statue di cartapesta, circondato da bambini in maschera che giocano e tirano coriandoli. Altro marchio di appartenenza: «sei di Grosseto se come me, sei stato alle sfilate di Carnevale negli anni ’80 e ’90 in centro». Ci sono una valanga di commenti sotto questo album, tra nostalgia e la rabbia di non veder più passare la sfilata. «Diamo una spinta per farlo organizzare di nuovo» dice qualcuno. «Il prossimo anno dovrebbe tornare: speriamo» dice qualcun’altro. Era un momento unico, in cui tutti si riversavano sulle strade. Una di quelle poche occasioni in cui sentirsi davvero tutti insieme. Non capita spesso: serve un collante per dare queste sensazioni. Come una finale scudetto a Rimini: «Mia figlia aveva tre anni ed era tutta imbacuccata sulle tribune» ricorda un tifoso. Nel vedere la curva biancorossa degli Eagles durante la trasferta emiliana sente un nodo formarsi in gola. «Io mi ero infilato sopra il dagout per entrare per primo. Sono corso da Olsen per avere la sua maglia ma me la ha strappata di mano il Butteroni». All’improvviso poi appare la foto di un jukebox qualsiasi, ma tutti capiscono di cosa si tratta. «Sei grossetano se andavi ad ascoltare i dischi nei bagni a Marina». «Io sì, alla Bussola. La canzone era “Luna” e “Generale”». «Io invece andavo al “Gabbiano Azzurro ad ascoltare “More than this", dei mitici Roxy music». Ognuno con il suo mare, ricordato su quelle stesse note di tanti anni fa.
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