Il dolore
«Guardavamo l’acqua dalle Mura»
Per chi c’era, quei giorni non potranno mai essere dimenticati. È un frammento di vita, immagini che non potranno mai essere cancellate dagli occhi di chi le ha vissute. Per chi c’era, «sei...
Per chi c’era, quei giorni non potranno mai essere dimenticati. È un frammento di vita, immagini che non potranno mai essere cancellate dagli occhi di chi le ha vissute.
Per chi c’era, «sei grossetano se durante l’alluvione del ’66 hai dato una mano a chi ha perso tutto».
I dettagli sono ancora lì, fermi come se fossero appena accaduti. «Andavamo sulle mura con i cesti e le carrucole per passare qualcosa da mangiare».
«Io avevo un anno e comprai il mio primo paio di stivali di gomma». Perché in quei giorni non esistevano differenze a Grosseto. Tutti erano sulla stessa barca, che stava affondando.
Quando l’Ombrone ruppe l’argine e investì la città, fu il cataclisma, era lo stesso giorno dell’Arno a Firenze.
Via Minghetti era sotto 4,10 metri d'acqua, si ricorda sul gruppo Facebook. In via Martiri di Belfiore c’erano quasi 5 metri. Momenti terribili anche per i grossetani che non erano in città. «Ero militare a Napoli, in quei giorni, mi diedero la licenza per venire ad aiutare i miei concittadini».
Ma c’è anche chi ha vissuto un mezzo miracolo. «Il pomeriggio ero a cavallo alla Trappola e la sera volevamo andare a Manciano a ballare; meno male che il mi babbo non mi prestò la Fiat 1100 e andai con la famiglia a mangiare le castagne al Maiano, dove poi siamo rimasti due giorni». In molti hanno postato le foto della gente che guardava l’acqua dall’alto delle Mura, ultimo baluardo, come cinque secoli fa.
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