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Predatori, niente accordo L’assicurazione non paga

di Fiora Bonelli
Predatori, niente accordo L’assicurazione non paga

SCANSANO. Perdita di pecore e doccia fredda dall’assicurazione. Ancora predatori all’azienda Materozzo a Murci (Scansano), di Silvia Fabbrucci dove, 12 giorni fa, un attacco di canidi ha divorato un...

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SCANSANO. Perdita di pecore e doccia fredda dall’assicurazione. Ancora predatori all’azienda Materozzo a Murci (Scansano), di Silvia Fabbrucci dove, 12 giorni fa, un attacco di canidi ha divorato un montone dell’azienda. Stavolta sono sparite quattro pecore e tutte erano gravide. Di due sono stati ritrovati i resti, le altre risultano disperse.

«Adesso – prosegue – non sappiamo più dove mandarle. Si tratta del gruppo di bestie gravide che teniamo separate dalle altre e francamente le stiamo provando tutte, ma i predatori sono più furbi di noi. Attaccano di giorno e non hanno più paura di nulla». L’aggressione da parte di uno o più predatori è avvenuta venerdì fra le 16 e le 17. «Le abbiamo perse di vista un attimo, ed ecco il risultato».

Oltre al danno, ecco anche la beffa. L’assicurazione, che l’azienda paga per il risarcimento del danno, la denuncia del montone predato non l’ha accolta e il 16 gennaio, dall’ufficio del Co.di.pr.a (Consorzio toscano di difesa delle produzioni agricole), a cui l’azienda ha inoltrato la documentazione relativa alla perdita del capo ovino, le rispondono così: «Per ora non posso farle la denuncia, in quanto non abbiamo ancora aperto la nuova campagna assicurativa a causa di mancato accordo sulle condizioni di polizza. Distinti saluti». Punto. Ma che vuol dire?

Il Co.di.pr.a. toscano è un’associazione di produttori agricoli riconosciuta dalla Regione che stipula polizze agevolate grazie a contributi pubblici da Regione e Stato. Dunque, cosa vuol dire che non è stata ancora aperta la nuova campagna assicurativa «a causa di un mancato accordo»? Chi non l’ha sottoscritto? E per quale ragione: questione di merito o di fondi pubblici? A Silvia e al marito nessuno ha saputo dare una risposta ufficiale. «Non vale nemmeno contare nell’assicurazione – dicono – e se non sono cambiate le cose al Co.di.pr.a. in questi 10 giorni rischiamo di essere pure senza copertura assicurativa per questi altri 4 capi persi». Le pecore che restano, se sono gravide, abortiscono dalla paura e se sono da latte stanno anche 15 giorni senza produrlo: «Mi aspetto che le pecore abortiscano e il latte continuerà a diminuire: da 430 quintali che mungevo nel 2012, ho avuto nel 2013 3.300 quintali. E di tutto questo chi ci ripaga?», conclude Silvia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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