Il dolore
Il bus in piazza Dante e al Marraccini “Il tempo delle mele”
I luoghi che sono cambiati negli anni commuovono la gente «Chi ricorda la “casa stregata” che era in via Trento?»
GROSSETO. Quando Sophie Marceau entra in classe per il suo primo giorno di scuola in “Il tempo delle mele”, il capolavoro di Claude Pinoteau, la maggior parte dei grossetani era seduta al Maraccini. Non c’è dubbio che in città, per chi lo ha vissuto, «il cinema è il Maraccini e basta». Un’istituzione, insomma, e oggi «fa male vederlo ridotto in queste condizioni». Era il 1980 quando la pellicola francese sbancò i botteghini di tutto il mondo. Anche a Grosseto, allora una città ben diversa da quella di oggi. Scorrendo i ricordi degli iscritti a «Sei grossetano se...», tra i ricordi riprendono vita anche i luoghi, le piazze e le strade dove ciascuno ha vissuto la propria infanzia, vedendole crescere o comunque cambiare insieme a lui. Ad esempio, c’era una volta piazza Dante, dove il pullman della Rama faceva capolinea. «E rompeva tutto il pavimento» ricordano sul gruppo. La stessa piazza è poi cambiata negli anni, senza però che i grossetani doc l’abbandonassero, andando ad esempio «a mangiare l’hamburger da Scapecchi» e ad «ascoltare i dischi dall’Olmi». Oggi poi è un’altra cosa, vero punto di incontro per chi «fa le vasche nel corso su e giù». Quello stesso corso Carducci dove un tempo c’erano le piastrelle dorate e i grandi bottoni d’ottone. Allo stesso modo, c’erano una volta le Mura e tutto il mondo che abbracciavano. C’era la Sala Eden, i primi baci rubati dopo scuola, ma c’era anche un giardiniere che segnava il tempo che scorre. «Sei grossetano se andavi sulle Mura al cinghialino e vedevi i giardinieri del Comune cambiare tutti i giorni la data fatta con le piantine grasse». Oggi, «non c’è più neanche il giardiniere» si legge in un commento amaro sul gruppo Facebook. Poi ci sono i piccoli crocevia, da cui tutti sono fermati passati una volta. Come da Punto Interrogativo, dove «hai comprato qualcosa». O il parcheggio Amiata, vero banco di prova «all’esame di scuola guida, dove ti facendo fare la partenza in salita». Ma la memoria collettiva dei grossetani non si ferma certo al centro storico, perché dentro i cuori ci sono anche strade e avventure di periferia. Come scordarsi, ad esempio, delle storie dei fantasmi? Ogni grossetano, infatti, sa bene che «la villa in via Trento, di fronte all’Inps, è la casa stregata». Così come quella in via Ortigara, «la villa inquietante che teneva le maschere e le statue fuori in giardino». Ma se ognuno ha la sua strada, un’avventura che accomuna in molti è la tappa nella chiesa sconsacrata a la Trappola, dove ogni grossetano «ha portato almeno una ragazza di buio raccontandole storie di messe nere e del fantasma fino a che non era terrorizzata abbastanza da lasciarsi almeno abbracciare». (a.f.)
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