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aquilino e i soccorsi

«Ci siamo affidati alla patrona S.Barbara»

«Ci siamo affidati alla patrona S.Barbara»

GROSSETO. «Come abbiamo fatto quando abbiamo visto che la nave non era stabile? Ci siamo affidati a Santa Barbara...». Ennio Aquilino, comandante provinciale dei vigili del fuoco, è una persona di...

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GROSSETO. «Come abbiamo fatto quando abbiamo visto che la nave non era stabile? Ci siamo affidati a Santa Barbara...».

Ennio Aquilino, comandante provinciale dei vigili del fuoco, è una persona di grande esperienza, non disgiunta da un altrettanto grande senso pratico e da una visione del mondo in cui la Provvidenza fa il suo ruolo. Ma nemmeno a lui era capitato mai di dover fare i conti con un “mostro” come la Concordia. Anche lui, salito a bordo dalla biscaglina di prua, ebbe un piccolo incidente, quando sulla murata scivolosa lunga 300 metri dovette riprendere una turista tedesca che non obbediva agli ordini di abbandono della nave. C’era lui a capo di quel manipolo di coraggiosi che all’1 salì sulla nave che stava per inabissarsi e che fortunatamente fermò la sua rotazione sugli scogli. A bordo? «Non c’era panico, i passeggeri erano sicuri di essere salvati, forse rassicurati dall’aver visto la terra vicina. Io però ero convinto di trovare una linea di comando a bordo: e invece trovai solo un ufficiale. Quelli dell’equipaggio trovati da me non parlavano italiano». Da “antenna” per coordinare gli aiuti col telefono in mano su e giù per la nave (all’interno operava la squadra speleo di Trapassi), Aquilino vestì quella notte stessa i panni del soccorritore per far evacuare i circa 700 rimasti a bordo, fino a diventare in seguito direttore tecnico dei soccorsi (e dei ritrovamenti), rimanendo tre mesi di fila sull’isola («l’emergenza non è ancora finita, di fatto: manca ancora un corpo») con il primo quartier generale sulla veranda di un ristorante al porto. Soccorsi non facili, con gli uomini sub che percorrevano gli anfratti sommersi e al buio, legati a un filo d’Arianna che poteva spezzarsi. Una prima fase a tutto campo, una seconda a bersagli mirati.

C’era Aquilino anche quando furono trovati i cadaveri dei passeggeri: «Seguimmo una procedura blindata che attraverso me arrivava ai familiari delle vittime, nel loro rispetto: dovevamo evitare chiacchiericci ». L’ingegnere ha spiegato le modalità e i protocolli seguiti, con i corpi individuati che venivano subito insaccati per evitare di smarrire qualche parte nella risalita a galla. Ha raccontato anche degli esplosivi usati per aprirsi la strada e del ritrovamento della piccola Dayana nella tromba dell’ascensore.

(p.s.)

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