Sicurezza
Gino va in comunità Arriva la cura per Spaccalunotti
Ennesima condanna l’altro giorno per l’ex infermiere Era stato sorpreso da una guardia giurata in via Etruria
GROSSETO. Spaccalunotti ce l’ha fatta. Ancora un paio di settimane e Gino Fatarelli, 59 anni, entrerà in comunità, alla coop sociale “Gruppo Incontro” di Pistoia, dove è stato valutato nei mesi passati e che aveva accettato di occuparsi dei suoi problemi psichiatrici.
Si è insomma sbloccata una situazione che lo stesso Fatarelli aveva voluto raccontare su queste pagine, quando aveva lamentato che la procedura si era come bloccata, lanciando un nuovo sos: «Ho bisogno di essere curato». E si è sbloccata perché Gino ha seguito il percorso e perché l’Asl 9 ha portato a compimento un iter non del tutto semplice. Spaccalunotti, da quei giorni della protesta, si era anche fatto ricoverare per qualche tempo in psichiatria. Adesso l’ex infermiere è a casa, leggermente infortunato (un problema alla gamba certificato, tale da esentarlo dall’obbligo di firma), ma pronto a partire per la destinazione che lui stesso desidera. E che lui, ma diciamo pure tutti i grossetani, ritiene come la soluzione a tutti i suoi problemi.
Gino non era presente l’altro giorno in Tribunale per l’ennesimo processo per danneggiamenti: il lunotto di una Fiat 500 appartenente a una grossetana di 65 anni, lasciata in sosta in via Etruria. Era il 9 marzo 2012 e quella sera (intorno alle 19) Gino fu arrestato dai carabinieri, dopo essere stato sorpreso da una guardia giurata libera dal servizio: questi aveva fermato l’auto dopo aver visto Fatarelli in piedi vicino a una bici. L’aveva seguito, a piedi, quando Gino si era spostato ed era stato visto scagliare qualcosa contro un’auto dopo essersi messo una mano in tasca. I carabinieri erano arrivati un attimo dopo e l’avevano arrestato.
Un atto di mero vandalismo, così come l’aveva inquadrato il sostituto procuratore Maria Navarro, che ne aveva chiesto il giudizio per danneggiamenti. Spaccalunotti era rimasto in carcere per ordine del giudice Bilisari che ne aveva convalidato l’arresto e che aveva deciso una nuova perizia psichiatrica, l’ennesima, che aveva accertato il «disturbo della personalità antisociale». Un po’ in carcere, un po’ fuori, Gino è stato processato venerdì pomeriggio dal giudice Puliatti, assistito dall’avvocato D’Amato Con il rito abbreviato, Fatarelli è stato condannato a 6 mesi, da aggiungere a una precedente pena di 1 anno inflitta nel luglio 2012 da un altro giudice per un caso del tutto simile ma avvenuto a Marina di Grosseto: un altro danneggiamento, in via delle Collacchie, due sassi che avevano mandato in frantumi il lunotto termico e il parabrezza anteriore. Anche in quel caso Gino era stato arrestato, ancora dai carabinieri. Quel giorno erano stati sette-otto i vetri ridotti in mille pezzi. Ma è stato processato solo per quelli di una Skoda Octavia.
E sì che a lui - che spesso sorridendo sornione ha raccontato a quattr’occhi con il cronista di essere autore di decine di casi, molti di più di quelli noti alle cronache - sarebbe probabilmente piaciuto essere riconosciuto colpevole anche di tutti gli altri episodi. Perché sono due gli impulsi a cui Gino non resiste: quello di rompere il vetro e quello di vantarsi dei raid. Adesso non ci dovranno essere più né l’uno né l’altro.
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