Il Tirreno

Grosseto

«Se sapessi dov’è il corpo lo direi» Bilella parla ai pm

di Francesca Gori
«Se sapessi dov’è il corpo lo direi» Bilella parla ai pm

Il custode di villa Adua respinge le accuse e racconta Si era infatuato di Francesca Benetti, lei non lo temeva

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GROSSETO. Si sono trovati faccia a faccia per la quarta volta dall’inizio di novembre. Da quando Francesca Benetti, l’ex insegnante di educazione fisica in pensione che aveva scelto la Maremma come buen retiro, è scomparsa lasciando dietro di sé soltanto poche tracce di sangue nella villa di Potassa. Antonino Bilella, durante gli interrogatori, aveva sempre scelto il silenzio. Questa volta invece ha parlato per quasi quattro ore filate. Ha raccontato ai magistrati del suo rapporto con la «signora». Dei suoi timidi corteggiamenti, delle cene a Follonica, delle volte nelle quali sono andati insieme a prendere il gelato. Della tessera per la raccolta punti della Pam. Ne aveva tre, Francesca Benetti e una di queste l’aveva consegnata proprio a Bilella per far prima a riempirla. Un rapporto di lavoro che si era trasformato, nel corso dei mesi in una sorta di amicizia discreta. Il custode sessantanovenne era infatuato di quella donna. Ma lei non è mai sembrata infastidita dalle piccole attenzione che le dedicava. Le denunce per stalking nei confronti del custode, a onor del vero, sono state presentate alla Procura dopo che la donna è scomparsa e dopo che l’uomo è finito in carcere con l’accusa di averla uccisa e di aver fatto sparire il cadavere. «Ha negato di aver ucciso Francesca Benetti - dice l’avvocato Francesca Carnicelli - e ha anche detto di non sapere dove è stato nascosto il corpo. E continua ancora a non spiegarsi come quella traccia di sangue della donna possa essere finita nel bagagliaio della sua auto».

Antonino Bilella, su tutto il resto, non ha taciuto. Ha parlato a lungo dei suoi rapporti con la donna, ha spiegato perché ha gettato via il pianale dell’auto. «I carabinieri me ne chiedevano conto - ha detto - io ho avuto paura e sono andato a gettarlo». Un interrogatorio che non ha messo la parola fine al mistero che sta ancora circondando la villa di Potassa. Mistero che si infittisce, dopo che nella lista delle analisi effettuate dal Ris, sono comparsi quei tre tamponi che contengono Dna di un’altra persona. La Procura è cauta su quel materiale. Ma le analisi dicono che il sangue della donna, in due casi, è stato contaminato da tracce biologiche scoperte che appartengono a un’altra persona. Ed è escluso che si tratti di personale intervenuto alla villa proprio per svolgere quelle analisi. Perché in un altro tampone è finita anche una zanzara schiacciata che aveva appena punto il maggiore del Ris: del carabiniere però, il profilo genetico era stato tracciato.

E anche sulla traccia di sangue dell’uomo, quella trovata sulla sedia di plastica, una spiegazione l’ha data. Sarà successo, ha spiegato, quando quelle sedie da sotto il pergolato sono state rimesse dentro. Poi più nulla. Poi torneranno a parlare i risultati del Ris che devono trasmettere alla Procura ancora quello che è emerso dalle impronte digitali.

Ieri pomeriggio, dopo l’interrogatorio, è stato fatto anche il backup del computer di Francesca Benetti che fino ad adesso non era stato aperto.

Gli investigatori cercheranno di scoprire se anche lì ci sono indizi e tracce utili per capire cosa sia successo davvero in quella casa. Dove Antonino Bilella ha ribadito di aver visto per l’ultima volta Francesca arrivare verso le undici e andarsene un’ora dopo circa. Per sapere poi, qualche ora dopo, che la donna era scomparsa. E che la sua vita, da quel momento in poi, si sarebbe trasformata da quella di un lavoratore che guardava con occhi dolci la signora che lo aveva assunto a quella di un carcerato accusato di omicidio.

Altro servizio a pag.13

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