Il Tirreno

Grosseto

Tre mesi per il setter lasciato morire

di Pierluigi Sposato

Maltrattamenti: patteggia il proprietario di un cane trovato senza vita in un appartamento dove era solo da qualche tempo

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VETULONIA. Lo avevano trovato ormai senza vita, in camera da letto, vicino a un armadio. Un setter di colore bianco e nero presumibilmente morto il giorno prima, in quell’appartamento dal quale provenivano cattivi odori, come di materiale organico in decomposizione. Era stato proprio per questo motivo che i vicini di casa avevano chiamato il proprietario, il quale a sua volta aveva fatto intervenire la polizia municipale di Castiglione della Pescaia. Erano stati gli agenti a fare la scoperta e a denunciare il fatto alla Procura dopo aver scattato anche alcune foto dello stato dei luoghi.

Adesso Mirko Faraci, 29 anni, abitante al Bozzone di Castiglione della Pescaia, ha preferito non discutere le accusa e ha patteggiato 3 mesi e 10 giorni di arresto (pena sospesa dal giudice Mezzaluna) per aver maltrattato il cane, lasciandolo senza cibo né acqua fino a farlo morire (difesa Calzone, pm onorario Di Guglielmo).

I fatti contestati sono del settembre 2012. Una di quelle sere gli agenti avevano compiuto il sopralluogo, chiamati dal proprietario che aveva affittato l’immobile a una coppia di giovani, Faraci e la sua convivente. In quel momento, i due non erano in casa e non c’erano da diversi giorni, né rispondevano alle telefonate del proprietario. Ottenuta l’autorizzazione della Procura e fattisi aprire dal proprietario che aveva una copia della chiave, gli agenti erano entrati per compiere un’ispezione e avevano trovato la casa in condizioni precarie, anche a causa della presenza di escrementi riconducibili a un animale. Erano quelli del povero setter, che era stato subito dopo trovato nella camera da letto. Per la povera bestia non c’era più nulla da fare. C’era però da rimuovere la carcassa e quella sera era iniziata una lunga serie di telefonate per capire chi avrebbe potuto occuparsi del setter, messo sotto sequestro come anche l’abitazione. Era intervenuto il veterinario della Asl per gli accertamenti di competenza e la lettura del microchip. Ma la Asl non poteva procedere alla rimozione. Dopo che era stato avvertito il servizio di igiene pubblica (per le condizioni ritenute fatiscenti dell’immobile, situato in prossimità di altre abitazioni), gli agenti della municipale avevano chiamato la ditta convenzionata con il Comune di Castiglione della Pescaia: ma il responsabile aveva risposto che non avrebbe potuto prendere in carico il setter perché non in possesso di una cella frigorifera in cui conservare la carcassa messa sotto sequestro e lasciata a disposizione della Procura nell’eventualità che fosse stato necessario effettuare un’autopsia. I vigili avevano così chiamato un’altra ditta, non convenzionata, la quale aveva però obiettato che un suo intervento sarebbe stato possibile soltanto in presenza dell’autorizzazione della procura. Finalmente, l’ok era arrivato e poco dopo la mezzanotte la ditta aveva infilato la carcassa in un sacco di plastica di colore nero e l’aveva portata nella propria cella firgorifera. Conclusa l’ispezione del l’appartamento da parte della Asl che lo aveva dichiarato inagibile, la polizia municipale aveva messo i sigilli alla porta. Nella notte, era stato nominato un avvocato di ufficio, poiché Faraci non rispondeva ancora alle telefonate degli agenti.

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