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Grosseto

«Ingiusto licenziare la commessa che si è sposata»

«Ingiusto licenziare la commessa che si è sposata»

Grosseto: condannato il titolare di un negozio del centro. La donna non tornerà comunque a lavorare lì

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GROSSETO. Il licenziamento della commessa? Ingiusto, se le motivazioni risiedono nel matrimonio della donna. Il giudice ha condannato il datore di lavoro non solo alla reintegrazione nel posto ma anche al risarcimento delle retribuzioni e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali. A soccombere, in questo caso, è stato un conosciuto negozio del centro, La Boutique di Sirio Santini.

Il giudice Antonella Casoli - che ha proceduto con il rito Fornero per l'ormai celebre articolo 18 dello Statuto dei lavoratori - ha riconosciuto le ragioni della commessa, che aveva lavorato lì per circa quattro anni fino alla fine di aprile 2013 e che, assistita dall'avvocato Silvia Muratori, nell'ottobre scorso aveva contestato i «giustificati motivi» con i quali il datore di lavoro l'aveva licenziata, tra l'altro dieci giorni dopo le proprie nozze. Nella lettera, la ditta aveva spiegatoche intendeva «procedere a una riorganizzazione aziendale finalizzata a una più economica gestione dell'impresa».

Ma la commessa aveva notato che nei giorni successivi al suo posto era stata assunta un'altra commessa. I responsabili del negozio, assistiti dall'avvocato Simonetta Sforzi, avevano negato qualsiasi forma di discriminazione, ribadendo che il calo del fatturato giustificava l'adozione del provvedimento. La commessa ha già annunciato che non tornerà a lavorare lì. La difesa di Santini sta decidendo se appellare la sentenza.

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