Il dolore
Gronde intasate, timori a scuola
Cornicione carico d’acqua alle elementari di viale Einaudi. L’appello di un padre
GROSSETO. Una scuola elementare malconcia, qualche assessore e un po’ di soldini che potevano essere speso meglio. Sono questi i “protagonisti” di una storia tanto singolare quanto (purtroppo) frequente.
Ieri alla redazione del Tirreno è arrivata l’ennesima segnalazione per il plesso di via Einaudi: «Lì – ha spiegato il padre di una bambina che era appena andato a prendere la figlia a scuola – è pieno zeppo di umidità. Inoltre ci sono i solai con le grondaie gonfie d’acqua: abbiamo il timore che possano cedere».
La scuola è la stessa che nel febbraio di un paio d’anni fa finì al centro delle polemiche: le vetrate dell’edificio si misero a tremare. Qualcuno pensò al terremoto ma forse fu per l’escursione termica spiegarono, poi, i tecnici comunali. Gli alunni furono fatti uscire dalle aule per precauzione. Ne seguirono accese discussioni tra genitori preoccupati e amministratori pubblici.
Allora, come adesso, ci fu chi mise in discussione la salute della struttura. Il palazzo ha sul groppone cinquant’anni e forse avrebbe bisogno di una sistemata.
Per il momento, mentre l’assessore ai Lavori pubblici, Giuseppe Monaci, interpellato sulla questione, riferisce di non essere a conoscenza di eventuali interventi in cantiere per quella scuola, il collega di giunta Luca Ceccarelli (assessore all’Istruzione) getta acqua sul fuoco: «Lo scorso anno sono stati fatti sopralluoghi e verifiche. Faremo un altro passaggio: allerterò il servizio manutenzioni. La precauzione in questi casi non è mai troppa. L’edilizia scolastica a Grosseto è vecchia, avrebbe bisogno di tante cure e più soldi. Ci auguriamo vengano messi a disposizione dallo Stato o dalla Regione».
Ecco dunque che torna alla mente una cosa: per il progetto di Infomobilità, che tra le altre cose prevede l’arrivo degli utili pannelli luminosi seminati agli ingressi di Grosseto, Firenze ha speso 300mila euro. Il nostro Comune, solo per i cartelli, 150mila. Forse era meglio investirli nelle scuole. «Con tutti quei denari avremmo portato a termine la manutenzione di 3 o 4 edifici» chiosa Ceccarelli. (m.b.)
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