Sicurezza
Rifiuti, Grosseto la più cara in Toscana «20 milioni, è folle»
Luigi Colomba (Gruppo misto) all’attacco: «Paghiamo inefficienze vecchie di anni. Sono 250 euro a testa all’anno»
GROSSETO. La gestione dei rifiuti, a Grosseto, è a dir poco caotica. Oltre a essere cara come da poche altre parti e poco efficiente. La percentuale di differenziata è a livelli delle peggiori performance di alcune città del sud d’Italia, ci sono quartieri dove si fa, altri dove non si fa, zone dove si raccoglie l’umido e basta. E in centro ognuno fa quello che vuole, solo gli esercenti differenziano il vetro. Pare impossibile che non si riesca ad avere un sistema unico ovunque.
Ma dietro alle sensazioni, ci sono dei motivi. E ne abbiamo parlato con Luigi Colomba, consigliere del Gruppo misto. Uno che in tutti i consigli ha sempre picchiato duro sui costi del servizio.
Perché Grosseto, per la gestione dei rifiuti, spende oltre 20 milioni di euro ogni anno, oltre 250 euro a testa. La media italiana dei Comuni delle stesse dimensioni è 149. Se solo si fosse in media, si spenderebbero 8 milioni di euro in meno. Soldi che i cittadini tirano fuori dalle proprie tasche con la Tares: a dicembre il saldo è stato una stangata pazzesca, per le famiglie e per le aziende.
Allora Colomba, come mai Grosseto spende così tanto?
«Si dà sempre la colpa allo Stato, che pure è responsabile per le proprie scelte fiscali, sia chiaro. Ma qui in città da anni la gestione dei rifiuti è uno spreco continuo. Si spendono cifre folli e non si fornisce neppure un servizio decente, basta vedere quanto è sporca la città. Tutto è nato quando si scelse di affidare tutto al Coseca, un’azienda che fin dall’inizio si rivelò inefficiente. Le colpe, per questo, ricadono anche sulla precedente amministrazione, va detto».
Certo è che Grosseto mette a bilancio 20,3 milioni per i rifiuti. Un’enormità.
«Il problema è che questa cifra è destinata a crescere. Nel 2007 il costo era di 12,1 milioni, nel 2012 di 14,9, nel 2013, dovendo passare alla copertura del 100% del costo, siamo balzati a 20,3, con 7 milioni in più spalmati sulla Tares. Paghiamo inefficienze vecchie di anni, perché il costo del servizio aumenta pur a fronte di un calo della produzione dei rifiuti. Rispetto alla media dei Comuni delle stesse dimensioni, Grosseto spende 121 euro pro capite per l’indifferenziata, a fronte di 70,5 e 90,3 euro per la differenziata, invece di 33. I costi analoghi sono solo quelli “comuni”, 33,7 e 33,8 e per gli investimenti, 12,6 e 11,8. Non è possibile che la differenza sia così tanta».
E la differenziata? A Grosseto la percentuale è bassa.
«Troppo bassa. Ma c’è un motivo. Noi abbiamo una convenzione con l’impianto di Futura alle Strillaie che ci impone di conferire un certo quantitativo di tonnellate di rifiuti “tal quale”, quindi indifferenziati. Il cdr (combustibile da rifiuti) si fa con i rifiuti non trattati, né separati. Quindi non possiamo calare più di tanto. A mio avviso la convenzione andrebbe rivista, perché così è penalizzante. Certo questo non basta a spiegare perché in città ci siamo almeno 4-5 sistemi diversi di raccolta e non si riesca ad armonizzare».
Ora, però, c’è Sei Toscana, le cose sono cambiate.
«Ci siamo entrati con una bassa percentuale perché non avevamo impianti, anche per la scelta errata che fece la Provincia quando lasciò l’inceneritore di Scarlino fuori dal piano. Così di fatto comanda solo Siena e noi paghiamo e basta, a pié di lista. Vedremo se il servizio migliorerà, ma dubito. Intanto a noi è rimasto il Coseca, che è una società svuotata da qualunque attivo e con un debito in bilancio di 3,5 milioni di euro. Vanta dei crediti da alcuni Comuni, è vero, ma non è detto che paghino. E alla fine la parte rimanente dovrà essere ripianata dai soci, fra i quali Grosseto è il maggiore. Altri soldi che finiranno sulla Tares, altri costi per i cittadini. Non ce lo possiamo proprio permettere».
@guifiorini
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