Il Tirreno

Grosseto

GIORNALISTI E DEMAGOGIA DELLA POLITICA

di PAOLO CIAMPI (*)

di PAOLO CIAMPI (*) P. er noi giornalisti è diventata una questione di interesse nazionale la travagliata e sconcertante vicenda del concorso per dirigente dell'informazione all'Asl di Grosseto e...

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di PAOLO CIAMPI (*)

P. er noi giornalisti è diventata una questione di interesse nazionale la travagliata e sconcertante vicenda del concorso per dirigente dell'informazione all'Asl di Grosseto e come tale è stata affrontata e discussa anche all'incontro della commissione uffici stampa della Fnsi, nei giorni scorsi a Firenze. Vorrei che come tale fosse considerata anche da tutti i cittadini, perché questa vicenda riguarda pure loro, per almeno due ordini di motivi: perché del loro diritto a essere informati si tratta e perché un diritto negato a un lavoratore – o a una categoria di lavoratori – non può non riguardare i diritti di tutti. Per anni l'Associazione Stampa Toscana, cioè il sindacato dei giornalisti della nostra regione, ha proposto e sostenuto la strada del concorso pubblico per gli uffici stampa e, in genere, per i servizi di informazione della pubblica amministrazione. Per questo abbiamo apprezzato la decisione dell'Asl di Grosseto di mettere a concorso un posto per dirigente dell'informazione. Peccato che quel concorso, adesso sospeso temporaneamente per una questione procedurale, sia finito sotto il tiro incrociato di diverse forze politiche. Dal mondo della politica abbiamo dovuto anche registrare anche diverse dichiarazioni, che francamente non hanno niente a che vedere con un dibattito serio sulle questioni dell'informazione e della trasparenza. Così mentre l'Unione europea punta il dito sul precariato nella pubblica amministrazione italiana, sembra che l'unica categoria che non abbia diritto a un posto più sicuro e a un contratto degno di essere chiamato tale sia quello dei giornalisti, come se anche loro non avessero mutui e figli. Abbiamo appreso che l'informazione è un costo – la scoperta dell'acqua calda: anche la democrazia è un costo, anche le elezioni sono un costo, vogliamo abolirle? - e che se ne può fare tranquillamente a meno. E si è parlato di costi aggiuntivi, ignorando che questi costi sono già sostenuti dalla azienda sanitaria, solo che sono destinati a un giornalista contrattualizzato a tempo. E forse è proprio questo il nocciolo della questione. Credo che non ci siano dubbi sul fatto che l'informazione pubblica non sia solo un costo, ma un buon investimento che, oltre tutto, permette ai cittadini di orientarsi meglio tra i servizi, di giudicare la qualità dei loro amministratori, di risparmiare tempi e code. Il fatto è che tutto questo presuppone professionisti che, pur dipendenti della pubblica amministrazione, siano davvero al servizio del cittadino. Quindi sottratti al gioco delle nomine e meno esposti al rischio di sostituzione a ogni cambio di amministrazione. Sì, è proprio questo il punto. La demagogia della politica ha vinto un primo round ai danni di una buona pratica di un'azienda pubblica e dei diritti dei lavoratori e dei cittadini. Ma sono sicuro che il suo obiettivo non era un costo, ma l'idea stessa di un concorso e dell'opportunità che esso schiude: di avere buona informazione a vantaggio di tutti noi.

(*) Presidente Associazione Stampa Toscana

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