La manifestazione
Quattro multe da 1000 euro per i saldi
Agenti in borghese scoprono vendite anticipate e cartellini non esposti. Ma sui prezzi, stavolta, non ha truccato nessuno
GROSSETO. Botta di fortuna o è spuntato il dente del giudizio? Chissà. Sta di fatto che quest’anno nei controlli della polizia annonaria e commerciale nessun esercente è stato multato per saldi fasulli. “È la prima volta in tre anni” fanno sapere fonti vicine agli uomini in divisa.
Nessuno si è preso la briga di gonfiare il prezzo di un prodotto per poi cercare di rifilarlo, con uno sconto finto, a qualche ignaro cliente. Ma occhio a esultare troppo: a questo giro sono state una dozzina le attività finite nel mirino degli agenti, 4 quelle che hanno rimediato una sanzione da mille euro.
Sì, perché se è vero come è vero che questa volta nessun negoziante è stato pizzicato con le mani nella marmellata di prima scelta, è altrettanto innegabile che un esercente su tre ha trovato il modo per guadagnarsi comunque una multa. Delle 12 attività passate al setaccio in tutto il territorio comunale grossetano un paio hanno iniziato a vendere merce a saldo ben prima dell’inizio ufficiale alle promozioni, per la Toscana il 4 gennaio.
Pensate la faccia degli altri negozianti, quelli che lavorano in modo corretto e aspettano il via alle promozioni per tentare di risalire la china negli incassi affossati da crisi e tasse.
I titolari di altri due esercizi commerciali sono invece stati multati per la mancata esposizione in vetrina dei cartellini con su scritti i prezzi: ovvio, costringere la gente che è interessata a un capo messo in mostra a entrare nel negozio per ottenere informazioni sul suo costo va contro le regole. Eppure, mettiamola così, sembra che non tutti ne siano a conoscenza.
Ma come è stato possibile riscontrare certe situazioni? Semplice, quattro agenti della municipale si sono mossi sia in divisa, sia – bisbiglia qualcuno - in borghese. E hanno impugnato videocamere e macchinette fotografiche per allegare ai verbali delle prove inequivocabili. Un lavoro certosino, portato avanti con grossa attenzione ai particolari e durato qualche settimana.
Ora, visto l’ottimo risultato sui saldi fasulli, il teleobiettivo della municipale si sposterà su chi non espone i prezzi della merce al pubblico: è un diritto dei consumatori vedere quelle cifre scritte nero su bianco. Così come è un diritto dei commercianti onesti, che restano la stragrande maggioranza sul totale, avere concorrenti che operano sul mercato senza “magheggi”. Ecco, forse sono loro, gli esercenti che la mattina si alzano presto e la sera chiudono bottega quando la città si prepara per andare a cena, i più colpiti dalle scorrettezze di qualche collega che vuol fare il furbetto.
Magari sarà stata solo una botta di fortuna, ma vedere che quest’anno nessun commerciante tra i 12 presi a campione è ricorso ai saldi fasulli fa ben sperare. Il dente del giudizio sarà spuntato? Speriamo. E speriamo che un bel dentone spunti anche a qualche politico di Roma. Le tasse su lavoro e imprese vanno abbattute. Oppure qualcuno l’ascesso l’avrà alle prossime elezioni.
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