Il Tirreno

Grosseto

Mabro: stipendi garantiti C’è la cassa integrazione

di Francesca Gori
Mabro: stipendi garantiti C’è la cassa integrazione

Trovata la soluzione per scongiurare l’aspettativa non pagata ai lavoratori La sentenza del tribunale: Royal Tuscany non deve versare il Tfr ai dipendenti

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GROSSETO. Un’altra giornata a due velocità, quella di ieri per la fabbrica di abbigliamento di via Senese. Una giornata che è cominciata con la decisione del tribunale, di respingere l’istanza di fallimento presentata da 69 dipendenti della Mabro nei confronti di Royal Tuscany e finita, nel tardo pomeriggio, con la notizia che il ministero concederà la cassa integrazione a tutti i dipendenti, allo scadere di questa prima fase del commissariamento.

Le rsu Cgil, durante l’ultima assemblea in fabbrica, avevano preso la parola e spiegato ai sindacati che nelle pieghe della legge Prodi bis la soluzione c’era. Sono serviti giorni di verifiche tecniche e di incontri e proprio ieri la Regione ha ricevuto la risposta tanto attesa: non ci sarà alcuna discontinuità nel reddito delle lavoratrici della ex Mabro.

Il ministero del Lavoro ha infatti risposto con un sì alla Regione Toscana che, su richiesta dell'assessore alle attività produttive lavoro formazione Gianfranco Simoncini, lo aveva contattato dopo aver individuato, in una circolare, una possibilità di assicurare alle lavoratrici il riconoscimento della cassa integrazione straordinaria a partire dal giorno di dichiarazione di insolvenza dell'azienda.

Ciò eviterà per le lavoratrici interruzioni nell'integrazione, che non andrà perduta nemmeno per un giorno. Dopo aver verificato con il ministero l'applicabilità della circolare, la Regione ha già informato il commissario straordinario dell'azienda e i sindacati. Una notizia questa che ha fatto esprimere soddisfazione al sindaco Emilio Bonifazi, impegnato insieme alla Provincia e ai sindacati a trovare una soluzione perché le donne e gli uomini della Mabro non restassero senza ammortizzatori sociali. La scadenza era vicina: il 2 febbraio. Ora però, il Ministero ha sciolto il nodo: la cassa integrazione per l’amministrazione straordinaria esiste ed è anche retroattiva e quindi, i dipendenti, avranno garantito il loro reddito. Il presidente Enrico Rossi lo aveva scritto qualche giorno fa su Facebook e ieri è tornato alla carica. E soddisfazione è stata espressa anche dal consigliere regionale del Pd Lucia Matergi.

Alla buona notizia della cassa integrazione rinnovata si è aggiunta, ieri, quella dell’istanza di fallimento respinta dal tribunale. Qui in ballo però c’era Royal Tuscany e sessantanove dipendenti che avevano deciso di andare dritti al sodo e chiedere il pagamento degli arretrati e del Tfr alla società che aveva gestito la fabbrica prima dell’era Barontini. In sessantanove avevano dato incarico all’avvocato Tania Amarugi di presentare istanza di fallimento e chiedere al giudice di risolvere in questo modo proprio la questione del concordato. Royal Tuscany, c’è scritto nell’ordinanza firmata dal collegio composto da Michele Addimandi, presidente e dai giudici Vincenzo Pedone, e Beatrice Bechi non dovrà pagare i dipendenti della ex Mabro che avevano fatto ricorso contro la società ammessa al concordato con cessione dei beni.

Le istanze di risoluzione del concordato sono state respinte. In sostanza, il tribunale non ha riconosciuto alcuna responsabilità a Royal Tuscany sulla questione tfr, che, al passaggio di proprietà tra la società di Invitti e Dipietrantonio e Abbigliamento Grosseto, era passato tutto su quest’ultima. «Non può ipotizzarsi responsabilità alcuna a carico della società ammessa al concordato con cessione dei beni – si legge nell’ordinanza - in quanto lo svolgimento delle operazioni di liquidazione è strettamente correlata all’adempimento delle obbligazioni assunte da un altro soggetto (Abbigliamento Grosseto, cui sono stati trasferiti i lavoratori e sul quale grava l’obbligo di corresponsione del Tfr) e alla vendita dell’immobile appartenente a Royal Tuscany, che solo recentemente si è concretamente resa possibile, essendo state risolte questioni sulla proprietà dei terreni edificabili adiacenti all’immobile suddetto».

Con questa ordinanza insomma, i giudici dicono una cosa chiara: i dipendenti che avevano presentato istanza di fallimento non vantano alcun credito nei confronti di Royal Tuscany. A pagare il tfr insomma, dovrà pensarci Abbigliamento Grosseto, società per la quale è già stato respinto il concordato e che è ora all’asta dopo l’arrivo del commissario giudiziale.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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