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Grosseto

La preoccupazione delle ditte leader Il Fiorino: «Sono dati agghiaccianti»

La preoccupazione delle ditte leader Il Fiorino: «Sono dati agghiaccianti»

Simone Sargentoni (nella foto) del caseificio Il Fiorino di Roccalbegna conta oltre trenta conferitori di latte, tutti nell’entroterra grossetano. «Io non sono un allevatore _ precisa Sargentoni _ ma...

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Simone Sargentoni (nella foto) del caseificio Il Fiorino di Roccalbegna conta oltre trenta conferitori di latte, tutti nell’entroterra grossetano. «Io non sono un allevatore _ precisa Sargentoni _ ma da operatore del settore sono molto preoccupato. Le stime nazionali sono agghiaccianti. Si parla di tremila pecore uccise nel 2013, ma a queste si aggiungono anche capre e vitelli al pascolo. I predatori, tanto più nelle nostre zone, stanno mettendo a rischio il lavoro degli allevatori e un settore, l’agroalimentare, che, è giusto ricordarlo, è l'unico a trainare ancora il Paese». Difficile dargli torto? «Il latte è calato _ prosegue Sargentoni _ e questa è l’unica cosa certa. Quando si parla di danni da predazioni non bisogna limitarsi infatti al singolo capo ucciso. A questi numeri vanno aggiunti i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, che generano nelle vittime sopravvissute una ridotta produzione di latte, aborti, mancati calori. Tutto ciò ovviamente scoraggia l'attività di allevamento. «Fino al 2009 _ ricorda il titolare de Il Fiorino, azienda conosciuta e premiata in ogni parte del mondo per i suoi formaggi di qualità _ qui si verificava qualche episodio predatorio, di notte, in zone di collina e prima montagna, in alcuni periodi dell'anno. Ora non più. Nell’entroterra della provincia di Grosseto le predazioni 2013 si sono verificate in ogni stagione. Gli ibridi agiscono addirittura in branchi».

Ma non finisce qui. Come se tutto quello che evidenziano le aziende di trasformazione non bastasse, il comparto ovino sembra non seguire le normali regole di mercato che prevedono il fisiologico aumento del prezzo della materia prima in concomitanza di problematiche come queste. Un allevatore del comprensorio dell’Albegna, che ci chiede di non mettergli il nome sul giornale, spiega che «il prezzo del latte è sempre lo stesso di qualche anno fa, mentre sono aumentate assai le spese, a partire dal costo per governare le pecore all’interno dei recinti. Il prezzo della carne inoltre è ai minimi storici. Insomma una remunerazione ridottissima. Ecco perché non possiamo però accollarci anche le spese per il mantenimento di questi pseudolupi, che esula dal rischio biologico intrinseco all’allevamento». (g.b.)

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di Redazione web