Proteste
E per i caseifici c’è sempre meno latte
Le difficoltà di chi ha le pecore fanno crollare i conferimenti. Grido d’allarme da Manciano: «Il pericolo è perdere la dop»
MANCIANO. «I danni alle greggi provocati da predazioni (per la maggior parte di ibridi e cani inselvatichiti) non vi è dubbio che hanno un effetto anche sui conferimenti al nostro caseificio. Nel 2013, per esempio, è stato portato un 15 per cento in meno di latte, con un conseguente calo della produzione di formaggio. E nel 2014 stimiamo fin da adesso che le cose andranno ancora peggio. Ci mancherà un milione di litri di latte rispetto alle richieste del mercato. I primi venti giorni di gennaio sono disastrosi. C’è un ulteriore 10 per cento di calo. Prospettive non entusiasmanti che potrebbero costringerci ad andare a cercare la materia prima altrove (in Sardegna o all’estero) perdendo però il marchio Dop, che oggi rappresenta il nostro segno distintivo e la nostra forza».
Queste parole escono dalla bocca del presidente del Caseificio sociale di Manciano, Carlo Santarelli, prima di tutto un allevatore.
«Le predazioni non sono un fenomeno da minimizzare, credetemi. È vero, se ne parla da vent’anni ma ora la situazione si è aggravata. Alle istituzioni, agli animal-ambientalisti, è sfuggito qualcosa… Un conto è il lupo, un conto sono i cosiddetti ibridi. In questo territorio c’è una secolare tradizione di pastorizia. A razziarci le greggi sono animali meno nobili di quelli con cui avevano a che fare i nostri nonni, animali più sfacciati. Attaccano di giorno e di notte. Più di giorno che di notte. In presenza di umani e del cane-pastore. Difendersi, al momento, è difficile e molto costoso».
Gianfranco Gambineri (direttore fino a venti giorni fa) è un po’ la memoria storica della società agricola cooperativa di Manciano, nata nel 1961 per volontà degli allevatori della zona. «Siamo sempre stati un’azienda sana _ racconta _ con lo scopo di valorizzare la produzione di latte ovino dell’entroterra maremmano. Questa, infatti, è una zona dove la pastorizia ha tradizioni secolari e ha sempre rappresentato una delle fonti principali di sostentamento».
La cooperativa oggi associa oltre 300 produttori di latte ovino e vaccino dislocati in un circondario comprendente una diecina di Comuni della provincia di Grosseto e quattro dell’Alto Lazio. Dà lavoro a 85 persone tra fissi e stagionali e ha un volume d’affari da 17 milioni annui. Numeri che parlano chiaro: da Manciano passa il 40 per cento della produzione di formaggio Dop Toscano. Tanta roba. «Il 2013 _osserva Gambineri _ è stato un anno molto complicato per il caseificio e per i nostri associati, forse il peggiore che ricordi. Agli effetti dell’alluvione si è aggiunta infatti un’escalation di predazioni che ha convinto a cessare l'attività ben tredici soci, provocando danni significativi a decine di altri conferitori».
«Le misure di cui si discute _ a parlare è di nuovo Santarelli _ vanno adottate subito se vogliamo che questo settore dell’economia maremmana abbia un futuro. L’alternativa è mollare, dedicarsi ad altro, lasciare che proliferino ancora ibridi e cani inselvatichiti come è stato fatto negli ultimi vent’anni. Io però non ci sto. Da secoli qui siamo maestri nella trasformazione del latte. La produzione dei formaggi di Manciano si contraddistingue per le inconfondibili caratteristiche di genuinità e qualità, che nascono anche dai pascoli. Ora, e mi basta guardare dentro casa, nella mia azienda, questi pascoli sono impraticabili, inservibili».
Al momento, in effetti, gli obiettivi del progetto Ibriwolf siamo ben lontani dal raggiungerli.
Forse si spiegano anche così oltre duecento domande per recinzioni e cani da guardiania pervenute alla Provincia di Grosseto a fine 2013. Sono la testimonianza dello stato difficoltà che si trova a vivere un comparto come quello dell’allevamento ovino.
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