Sicurezza
Dopo Montelaterone, Scansano Fioccano le denunce ai carabinieri
ARCIDOSSO. Adesso i pastori si rivolgono ai carabinieri. È questa la più drastica delle decisioni degli allevatori grossetani di ovini, che ormai con la “canna della pistola in bocca” per la...
ARCIDOSSO. Adesso i pastori si rivolgono ai carabinieri.
È questa la più drastica delle decisioni degli allevatori grossetani di ovini, che ormai con la “canna della pistola in bocca” per la dilapidazione delle aziende a causa di predatori che infestano tutta la Maremma, ora si rivolgono alla forza pubblica per denunciare aggressioni a pecore e cani e per far presente l’ormai insopportabile situazione in cui sono costretti a vivere.
E così, dopo il primo passo di Modesto Cassani, l’allevatore di Montelaterone (Arcidosso) che ha deciso di denunciare Comune, Provincia, Unione dei Comuni e Regione per inefficienza nella soluzione problema predazioni, ieri mattina dall’altro capo della provincia, in quel di Scansano, è stata la volta di Emiliano Ferrini, proprietario dell’azienda Santa Rita di Pomonte: anche Ferrini è andato in caserma, dopo che i suoi tre pastori maremmani sono stati feriti in seguito ad una zuffa con uno o più predatori .
«I tre cani maremmani che mi guardano il gregge di seicento pecore _ racconta Emiliano Ferrini _ era già da ieri sera (domenica sera, ndc) che si agitavano e avevano fiutato qualcosa attorno al podere. Io ho guardato, ho esplorato, ma non ho visto nulla e con molta preoccupazione ho rimesso le pecore nell’ovile, dove ormai sono costretto a chiuderle tutte le sere per evitare attacchi. I cani sono rimasti a guardia e fino a stamattina, lunedì, non mi ero accorto fosse successo nulla a loro. Ho tre maremmani e due cuccioli che ho allevato e addestrato da solo e sono bravissimi con il gregge. Stamattina prestissimo, li ho visti arrivare malconci e contusi. Come mi ha confermato il veterinario che era qui, oltre lo stato pietoso del mantello, pieno di terra e di fango, era evidente che erano reduci da una vera battaglia: il maschio non tocca la gamba per terra, azzoppato, la sorella ha una spalla con un grosso ematoma ed è tutta gonfia. Il terzo cane ha botte dappertutto e tutti e tre non sono certo in grado di sorvegliare il gregge. Io, sottolinea il pastore, non posso più vivere così».
Il nuovo anno, insomma, ricomincia da dove era finito il 2013. Anzi, se possibile, il risveglio nel 2014 per gli allevatori è in una situazione di angoscia ancora più profonda.
«Il primo gennaio _ prosegue Emiliano Ferrini _ un amico mio mi avvertì che aveva avvistato dei predatori al mio podere Santa Rita. E in quell’occasione di festa sono stato con la mia bambina di sei anni un’ora in un giorno. Tutto il primo dell’anno l’ho passato con le pecore. Una settimana fa, ero al bar quando mi chiama un amico: “corri corri”, mi dice, “sono stati visti tre animali vicino al tuo podere”. Sono corso e ho evitato il peggio, ma a Montepò, sempre nello Scansenese, quel giorno non hanno avuto la stessa fortuna e i loro maremmani sono stati trucidati. Lunedì mattina è toccato ai miei. Allora, siccome la questione diventa roba di sicurezza per la mia proprietà, adesso sguarnita di ogni picchetto perché i tre cani da guardiania sono impossibilitati a svolgere al meglio il loro lavoro, io vado dai carabinieri a denunciare l’aggressione».
Ferrini specifica anche, da esperto del settore, che per le sue seicento pecore, viste le condizioni in cui è costretto a lavorare, tre cani non bastano più, ma ne occorrono per lo meno quattro o cinque.
«E non è che si mantengono da soli», ironizza. «Ci vogliono molti denari per il loro mantenimento. Denuncerò _ assicura l’allevatore _ l’aggressione subita dai miei cani che, lo voglio sottolineare, costano una bella cifra. Senza contare che sono animali che prestano un servizio e che questo servizio viene interrotto».
La denuncia, sarà ovviamente, contro ignoti.
Nel frattempo, al podere Lasconi, di Saturnia, di Virgilio Manini, un’altra pecora è stata sgozzata nella notte tra domenica e ieri.
«La porto a smaltire», riferisce laconico l’allevatore. «Vista dalla Asl, segnata e catalogata fra le predazioni. Un altro capo in meno. Ma cosa conta? È una pecora, mica un lupo e non fa nemmeno più notizia». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
