La manifestazione
Allevatore denuncia Comune e Provincia «Non fanno nulla»
Dopo l’ennesimo attacco va dai carabinieri: «Solo parole, mentre sull’Amiata un’intera economia sta morendo»
GROSSETO. Le aziende di allevamento ovini del grossetano chiudono e tutta l’economia collegata rischia di morire. I dati ufficiali risultanti dall’anagrafe zootecnica istituiti dal ministero della salute presso il Csn dell’istituto “Caporale” di Teramo parlano chiaro.
Per la provincia di Grosseto il trend è un precipizio: nel 2004: allevamenti aperti 1687 e chiusi 294. Nel 2005: aperti 1659 e chiusi 423. Nel 2006 aperti 1554 e chiusi 559. Nel 2007 aperti 1527 e chiusi 685. Nel 2008 aperti 1475 e chiusi 791. Nel 2009 aperti 1425 e chiusi 935. Nel 2010 aperti 1383 chiusi 1029. Nel 2011 aperti 1315, chiusi 1163 Nel 2012 aperti 1266 e chiusi 1264. Nel 2013 aperti 1205 e chiusi 1364.
Come si vede, la forbice fra aziende aperte e chiuse si riduce a tal punto che le chiusure superano il numero delle aziende aperte. E le chiusure portano un conseguente abbandono del territorio che causa problemi anche a valle, per la mancata manutenzione di fossi e corsi d’acqua.
A questo punto, le aziende non sanno più cosa fare e passano alla denuncia, ultima ratio per sbloccare la situazione in cui si trovano.
Come fa Modesto Cassani, di Montelaterone, che denuncerà, questa mattina nella stazione dei Carabinieri di Arcidosso, le amministrazioni del Comune, della Provincia, dell’Unione dei comuni e della Regione Toscana per non aver preso misure efficienti per contenere le predazioni dei greggi.
Il minuscolo gregge di Cassani, 22 pecore appena, più qualche agnellino, è stato vittima della visita di un predatore che Cassani ha visto e cacciato ma che è comunque riuscito a fargli fuori 2 pecore adulte e due agnellini.
«Un agnellino tremante e terrorizzato me l’ha ritrovato stanotte (domenica, ndc) un carabiniere a due chilometri dal pascolo. Il predatore aveva fatto fuggire tutto il gregge verso il fiume Ente dove, travolte dalla piena, di certo sono andate a morire le mie pecore – dice Cassani –, perchè non l’ho più trovate. Sono anni –, continua –, che aspettiamo una soluzione e nessuno ci ha dato retta. Allora io li denuncio tutti perché non solo hanno preso misure del tutto inefficienti, ma addirittura dannose, come l’immissione di troppo elevate quantità di cani pastore, come reti elettrificate o come dissuasori acustici».
Quello che sostiene Modesto Cassani che è già stato in caserma sabato, il giorno dell’aggressione, e ci tornerà questa mattina per la formalizzazione della denuncia, ricalca da vicino quanto sostenuto in un articolo sulla rivista amiatina “Amiata, storia e territorio” da Nello Nanni, architetto e pastore, con un gregge che tiene ai Poggi di Monte Labro e che da sempre fornisce numeri e tiene diari.
«Mentre i politici traccheggiano insabbiandosi tra le pastoie burocratiche e il timore di perdere consensi di coloro che erroneamente vengono definiti ambientalisti, è la pecora amiatina (come d’altra aprte anche quella di Zeri in Lunigiana) che rischia seriamente l’estinzione. Di questa magnifica razza, frugale, resistente, con triplice attitudine (latte, carne, lana) ne sono rimasti ormai non più di 500 capi. E rischiano l’estinzione, ovviamente, anche i pastori: nell’area di Poggi le greggi sono passate da oltre un centinaio a meno di una ventina e si sono drasticamente ridotte anche di numero. Nel comune di Roccalbegna si è passati in pochi anni da 12.000 ovini a poco meno di 3000».
Siamo ancora in tempo a chiudere la stalla prima che i buoi siano scappati?
«Speriamo – dice Cassani –, perchè è la stessa Europa ad auspicare che la pastorizia segua vie sempre più estensive. Ma ci si vuole precludere questa via? vogliamo che il territorio sia abbandonato? Pura follia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
