Il Tirreno

Grosseto

«Nella cabina 8384 c’è la mia collana»

di Pierluigi Sposato
«Nella cabina 8384 c’è la mia collana»

Federica Consales, 21 anni, chiede di poter riavere il dono che le venne fatto in occasione dell’esame di maturità

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GROSSETO. «Dentro la cabina 8384 quella notte ho lasciato tutto nella fretta di abbandonare la nave. Mi piacerebbe poter riprendere le mie valigie e soprattutto un oggetto speciale: la collana che mi venne regalata per la maturità. Lei sa come posso fare?».

La pubblicazione delle foto contenute nell’album consegnato al Tribunale dal custode della Concordia, Francesco Porcellacchia, ha riacceso le speranze. Quelle di Federica Consales, novarese, studentessa di architettura a Milano, che quella collana l’aveva lasciata sul comodino; ma probabilmente anche quelle di altre centinaia di passeggeri di quella notte. Coloro che avevano una cabina tra il ponte 7 e il ponte 11 rimasti emersi - specialmente se sul lato sinistro, quello asciutto - possono legittimamente aspirare di rientrare in possesso degli effetti personali, anche quelli che rivestono un valore puramente affettivo. Al pari dei turisti che avevano depositato denaro e gioielli nelle casseforti, aperte qualche settimana fa per ordine del Tribunale, responsabile del bene ancora sotto sequestro. Per il contenuto delle cabine non c’è ancora una disposizione: ma la cancelleria è disponibile a ricevere le richieste e a vagliarle. Ed è verosimile che ce ne saranno a decine, dal momento che le foto hanno fatto il giro del mondo via web.

Federica, oggi 21 anni, era in vacanza con Marco Rossini, il suo fidanzato: «Dovevamo sbarcare a Savona, dove c’eravamo imbarcati la settimana prima, il giorno successivo al naufragio». Per lei era la seconda crociera (la prima per il fidanzato), sempre sulla Concordia. E non è stata l’ultima: «Ne ho fatte altre due, dopo, sempre su navi Costa». Il naufragio sugli scogli del Giglio non l’ha impaurita: «Mi piace troppo viaggiare. E quella notte non ebbi il tempo di avere paura fino a che non arrivai a terra. Le cose erano avvenute sin troppo rapidamente». Anche Federica e il fidanzato erano allo spettacolo del mago Martin, al teatro. Il blackout non li aveva spaventati: «Avevamo fatto amicizia con un’altra coppia: lui è figlio di un marinaio, ci aveva rassicurati. Nessuno ci aveva detto di prendere il giubbotto di salvataggio ma noi siamo andati in cabina e l’abbiamo fatto». Ricordandosi dell’esercitazione del giorno stesso della partenza, i due fidanzati erano poi andati al ponte 4, lato sinistro: «Non sapevamo dove eravamo, non vedevamo le luci. La nave era inclinata. Siamo saliti su una scialuppa ma non è stata calata perché l’inclinazione era eccessiva e l’imbarcazione si è incagliata. Ci hanno fatto scendere e ci hanno fatto passare sul lato destro: abbiamo fatto una catena umana. A destra le scialuppe facevano la spola: la prima era piena, siamo andati verso poppa, ne abbiamo trovata una libera e siamo andati al porto».

«Ci siamo resi conto che stavamo affondando solo quando siamo arrivati a terra. Lì non c’è stato tempo per avere paura. Ecco, riprendere subito dopo il traghetto per andare sulla terraferma non è stato facile, c’è stato un po’ di panico. A Porto S.Stefano ci hanno fatto accomodare sotto le tende dei militari, ci hanno portati in una scuola e lì ci hanno smistato a seconda dei porti di imbarco: un pullman ci ha poi portato direttamente a Savona, dove avevamo l’auto per tornare a casa».

Schettino? «L’avevo conosciuto durante quella settimana, durante il tour della nave organizzato per i passeggeri. Ci aveva ricevuto in plancia. Poi so che adesso in plancia non fanno più andare».

Segue il processo? «Sinceramente no. Vedo che ognuno dice la sua e che ognuno tira l’acqua al suo mulino. Non so se verrà davvero fuori la verità».

Nella cabina due valigie e altri effetti. Cos’altro ha lasciato? «Tutto. La mia borsa, con il portafogli e i documenti. E poi una collana che mi era stata regalata per il conseguimento della maturità, nel luglio 2011. Ci tengo tanto, vorrei riaverla: lei dice che sarà possibile?».

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