Attenzione
Il Wwf: «Storni basterebbe un aquilone»
GROSSETO. Per il Wwf per cacciare gli storni dagli alberi di Grosseto basterebbe un aquilone. La loro proposta è spiegata in un comunicato. «Gli storni – scrivono – sono stati oggetto recente di...
GROSSETO. Per il Wwf per cacciare gli storni dagli alberi di Grosseto basterebbe un aquilone. La loro proposta è spiegata in un comunicato.
«Gli storni – scrivono – sono stati oggetto recente di articoli allarmanti sulla pericolosità dei loro escrementi, con mamme impaurite per i loro bambini e cittadini così ansiosi da invitare gli amministratori a tagliare gli alberi dove sostano la notte. Che fare? Come difendersi da questi temibili nemici? Semplice: si chiamano i cacciatori, e visto che in città non possono sparare, si chiede loro di utilizzare i falchi, apparente panacea a tutti i problemi. Ma siamo sicuri che sia il sistema migliore e quello ecologicamente più sostenibile ed economico? Anche ammesso che i falchi spaventino solo gli storni senza ucciderli, cosa di cui è lecito dubitare, visto che sono predatori per natura, perché è necessario utilizzarli quando i falchi già ci sono e, a quanto pare, non sembrano poi così risolutivi? Chi conosce Grosseto infatti sa bene che d'inverno insieme agli storni nei cieli vigilano due falchi pellegrini selvatici, che ogni sera catturano la loro cena proprio tra gli storni. L'utilizzo del falco come deterrente per allontanare gli storni dalle aree urbane è solo uno dei tanti sistemi utilizzati in tutto il mondo con questi passeriformi, e non risulta più efficiente di altri sicuramente meno pericolosi per questa specie che è protetta a livello comunitario. Basterebbero aquiloni, droni a forma di rapace, palloncini riempiti di elio, ma soprattutto l'utilizzo del distress call, il richiamo d'allarme registrato ed emesso al tramonto. A Roma ad esempio, dove ogni inverno si radunano oltre due milioni di storni, il Comune fornisce da anni un servizio gratuito che, in pochi giorni, utilizzando il distress call, bonifica le aree più disturbate con molto successo. Ci dispiace quindi leggere che gli amici di Legambiente abbiano accolto la proposta di utilizzare i cacciatori col falco con entusiasmo, dimostrando la scarsa conoscenza del problema e sottovalutando il fatto che la falconeria è assimilata dalla legge ad un metodo di caccia, e come tale è normato riguardo tempi e modi. In merito a ciò auspichiamo una verifica da parte della Polizia provinciale e del Corpo Forestale sulla legalità di questo tipo di intervento. Da sempre presenti nei nostri cieli invernali, provenienti dall'Europa centro-settentrionale per svernare da noi, gli storni non sono una novità per Grosseto. In fondo cercano solo un luogo caldo e sicuro dove passare la notte, sia esso il centro di una città o un canneto. Certo sono tanti, sporcano e sono rumorosi, ma oltre ciò disturbano ben poco. Sappiamo che possono essere potenziali vettori di malattie, ma non più dei piccioni, dei gabbiani e dei passeri delle nostre città. E non esiste casistica di cittadino, adulto o bambino, cui sia stata diagnosticata una qualsiasi malattia riconducibile con certezza agli storni. Siamo altresì certi che le loro straordinarie evoluzioni al tramonto sono una fonte di gioia e stupore per migliaia di cittadini. Consigliamo dunque al sindaco di Grosseto e all’assessore Tei di rivolgersi ai colleghi di altre città, applicando le stesse soluzioni».
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