Il Tirreno

Grosseto

Mabro: corsa per salvare gli stipendi

di Francesca Gori
Mabro: corsa per salvare gli stipendi

Sindacati al lavoro per evitare la scadenza della cigs. Rossi dalla parte dei lavoratori, chiesto un incontro al giudice

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GROSSETO. È una corsa contro il tempo quella cominciata dai sindacati che stanno cercando di trovare il bandolo della matassa e risolvere il problema della cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Mabro. Cgil, Cisl e Uil non stanno lasciando nulla di intentato per risolvere il problema, sul quale ieri ha posto l’attenzione anche il presidente della Regione Enrico Rossi, direttamente sulla sua pagina di Facebook. «Il #reddito dei lavoratori della #Mabro deve essere garantito - scrive il presidente - Questo è l’impegno preso della Regione e dalle istituzioni locali (Provincia e Comune). Al Ministero del Lavoro abbiamo chiesto di indicarci gli strumenti da utilizzare per scongiurare vuoti nella copertura del reddito dei dipendenti. Stiamo dalla parte dei lavoratori». Una dichiarazione che arriva dopo mesi di silenzio da parte della Regione. Ma ora che i lavoratori rischiano di restare senza stipendio e senza ammortizzatori sociali, anche le istituzioni sono tornate a prendere posizione. «Senza urli ma con la pacatezza della discussione - dicono Santini (Cgil), Della Spora (Cisl) e Carlicchi (Uil) - stiamo cercando una soluzione. Nessuno ha la verità in mano m tutti lavoriamo per dare un futuro alla Mabro ed evitare che estremismi possano compromettere definitivamente questo processo».

Poche righe per riassumere il lavoro che in questi giorni stanno cercando di portare avanti per scongiurare la mobilità o l’aspettativa volontaria a zero euro per i dipendenti della società che è stata messa in vendita.

Mentre Cgil, Cisl e Uil stanno aspettando le risposte del Ministero del lavoro, i rappresentanti dei lavoratori Nadia Perino, Manola Mengozzi, Maurizio Giuliarini e Francesca Ferrari hanno consegnato ieri mattina una lettera al giudice Vincenzo Pedone a nome della maggioranza delle maestranze. Una lettera con la quale i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto un incontro al giudice, sottoponendogli direttamente le questioni sulle quali vorrebbero risposte. «Ci chiediamo se nel percorso che porta a un’amministrazione straordinaria i diritti che l'ordinamento del nostro Paese riconosce ai lavoratori possono essere disattesi, anzi, per essere più precisi, sospesi del tutto. Perché di questo si tratta: la straordinarietà della situazione consente di venir meno al rispetto delle tutele e dei diritti che la legge sancisce o queste ultime, come noi riteniamo, debbono sempre e comunque essere rispettate - scrivono - A nessun datore di lavoro è permesso ricattare i lavoratori minacciando il licenziamento se non richiedono un’aspettativa non retribuita e questo non dovrebbe essere consentito a un commissario che, anche come pubblico ufficiale, dovrebbe essere molto attento al rispetto delle leggi».

La scadenza della cassa integrazione è la spada di Damocle che sta destando preoccupazione nei lavoratori. «Ci piacerebbe sapere anche perché sia stato fatto subito il bando - aggiungono - per permettere manifestazioni di interesse, senza tener conto degli indirizzi di politica industriale senza far venir meno funzioni e prerogative che la legge attribuisce al Ministero. Proprio sulla salvaguardia dell'unità operativa abbiamo chiesto più volte che nel bando venga chiaramente indicata la preferenza verso proposte di acquisto dell'intero complesso, ma non abbiamo ricevuto risposte chiare». Le casse delle società sono vuote. «Ma questo non può giustificare - dicono - la soppressione dei diritti, della dignità dei lavoratori e della attività sindacale, come è scritto proprio nel titolo della legge 300/70, violata anche perché il commissario ritiene non dover riconoscere la rappresentanza sindacale prevista nell'articolo 19».

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